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Tonino Bertoleoni, il re di Tavolara che non vuole abdicare

Tonino Bertoleoni, il re di Tavolara che non vuole abdicare

Tra storia e leggenda: i documenti firmati da Carlo Alberto di Savoia sono andati perduti, ma il sovrano del regno più piccolo del mondo si tiene stretta la "sua" isola

Scordatevi la porpora foderata di ermellino e la carrozza dorata trainata da cavalli bianchi. Il sovrano del regno più piccolo del mondo solca il mare con un barcone carico di turisti e zappa la terra attorno alla veranda del suo ristorante. Le cerimonie sfarzose con i cortigiani imbellettati non sono cose che fanno per lui. Re Tonino preferisce di gran lunga il rumore delle onde e il profumo degli spaghetti con arselle e bottarga che sprigiona la sua cucina. Qualcuno pensa che sia solo una vecchia leggenda, ma lui di Tavolara ne è il re e ti spiega anche il perché: «Tutto cominciò con Carlo Alberto di Savoia. Nell’Ottocento sbarcò qui e nominò Giuseppe primo re dell’isola. Era un mio antenato. Una vecchia foto di famiglia è anche conservata a Buckingham Palace, a Londra. La scattarono degli inviati della regina Vittoria». Antonio Bertoleoni, per tutti Tonino, è un 86enne con l’energia di un ragazzino e una gentilezza che sa di antico. Tavolara è il suo regno. E la corona, lui, la porta da sempre nel cuore.

Testimone

Re Tonino ha ereditato una storia talmente bella da sembrare una fiaba. Anche l’ambientazione è la più affascinante che si possa immaginare: l’isola di Tavolara, una montagna calcarea che sbuca dal mare cristallino della Gallura, un colosso di roccia modellato dal vento e colorato dal verde scuro della macchia mediterranea. Non esiste neanche un documento che attesti la sovranità della famiglia Bertoleoni. In quasi duecento anni di storia tutto è andato perduto. Ma la vicenda è troppo ricca di dettagli perché sia inventata di sana pianta. Giornalisti e viaggiatori hanno riempito pagine di diari, libri e riviste per raccontare il mito del regno più piccolo del mondo. E Tonino Bertoleoni, classe 1933, nella vita ha fatto il pastore, il pescatore e il ristoratore, di questa tradizione è il testimone vivente. E con lui il figlio Giuseppe, erede al trono, e tutta la sua allegra e numerosa famiglia. «La chiamano leggenda, ma la storia dei re di Tavolara è assolutamente vera – assicura Tonino –. Il nostro regno non è mai stato riconosciuto, però l’importante è parlarne per tenere viva la memoria».

Unico abitante

A piantare il seme fu un uomo di mare e di mondo. Si chiamava Giuseppe Bertoleoni, di origini genovesi, un po’ pastore e un po’ contrabbandiere. Sbarcò a Tavolara nei primi anni dell’Ottocento. A quei tempi l’isola era immersa nella solitudine e lui ne divenne unico abitante. «Aveva due mogli, che erano anche sorelle tra loro. Una viveva a Santa Maria, nell’arcipelago della Maddalena, e l’altra la portò qui, a Tavolara. Fu un vero scandalo – racconta Tonino –. Comunque in quel periodo l’isola era disabitata e Giuseppe se ne impossessò, ma questo fatto scatenò anche una serie di proteste. Alla fine la voce arrivò fino alle orecchie di Carlo Alberto». E così il monarca sabaudo, in occasione di una visita in Gallura, si recò a Tavolara proprio per discutere con Giuseppe Bertoleoni della questione della proprietà dell’isola. Pare che lo sfacciato bucaniere si presentò come “re di Tavolara”. In ogni caso, i due divennero amici. «Andarono a caccia di capre selvatiche e poi pranzarono insieme – continua Tonino –. E a un certo punto Carlo Alberto prese una pergamena e scrisse: “Giuseppe Bertoleoni, proprietario e re dell’isola di Tavolara”. Fu la nascita del regno».

Il telegramma

La questione della proprietà sembrava essersi risolta. Ma non fu così. Perché qualche tempo dopo Paolo Bertoleoni, figlio di Giuseppe, che nel frattempo era morto, finì nel mirino del demanio, che gli contestava la proprietà dell’isola. «Quindi partì per Torino e andò a parlare direttamente con il re di Sardegna – racconta Tonino –. Il sovrano lo ricevette e lo rassicurò. Alla fine Paolo tornò a Tavolara e venti giorni più tardi arrivò un telegramma che attestava la sovranità dei Bertoleoni». Paolo organizzò una grande festa che fu raccontata anche dalle cronache di allora. Entusiasta dell’investitura dei Savoia, che gli permisero così di restare sull’isola, il re di Tavolara dotò la sua famiglia di uno stemma araldico. Poi lo dipinse sulla facciata della “casa reale” e inventò anche la bandiera del reame, bianca con lo stemma al centro. Paolo Bertoleoni fu l’uomo che diede forma al regno. Sovrano povero di uno stato di neanche sei chilometri quadrati. Quando morì venne sepolto nel cimitero di famiglia, che si trova sull’isola, e la sua tomba, dominata da una corona in muratura, è la più grande di tutte. «La storia fece presto il giro del mondo. Chiunque fu incuriosito dal regno di Tavolara e dai suoi re che facevano i pastori – spiega Tonino –. E così molti anni dopo, ai tempi di re Carlo Bertoleoni I, arrivò addirittura la nave inglese Vulcan. A bordo c’erano degli inviati della regina Vittoria, che scattarono alcune foto. Una copia è conservata a Buckingham Palace e la didascalia dice che quella è la famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova Pausania, il regno più piccolo del mondo. Un’altra copia, invece, la inviarono a noi. La conserviamo ancora».

La bandiera

Col passare dei decenni i Bertoleoni persero il grosso dei terreni sull’isola. E per un motivo o per l’altro i documenti che attestavano la loro sovranità andarono tutti perduti. «Pare che alla morte di Paolo Bertoleoni vennero bruciati molti documenti. Invece la bandiera del regno venne chiusa dentro la sua tomba» spiega Tonino. In molti, fino a pochi decenni fa, provarono a far riconoscere il regno di Tavolara dallo Stato italiano. Ma nessuno ci riuscì. «Ricordo che un giorno, negli anni Cinquanta, arrivò un uomo che diceva di essere un conte. Diceva di volerci aiutare per far riconoscere il regno e quindi raccolse anche diversi documenti in giro per gli archivi – racconta Tonino –. Io ai tempi ero un ragazzo e così un giorno, un po’ per curiosità, frugai nella sua borsa. Lo giuro su Dio: dentro ci trovai la famosa pergamena di Carlo Alberto. Gliela avevano consegnata i Bertoleoni dell’altro ramo della mia famiglia, che evidentemente l’avevano conservata per tantissimo tempo. Il conte però, quando si accorse che qualcuno aveva frugato nella sua borsa, lasciò l’isola e non tornò più. Scoprimmo che il suo nome neanche esisteva. Forse era stato mandato da qualcuno che ci teneva a far scomparire le prove della nostra sovranità. Con lui scomparve anche la pergamena».

La svolta

I Bertoleoni non abbandonarono mai Tavolara. «Siamo sempre stati dei sovrani poveri. Facevamo i pastori e i pescatori. E qui si pativa anche la fame. Durante la guerra le cose andavano male per tutti e figuriamoci per noi che abitavamo su un’isola – ricorda Tonino –. Ma penso che la vera ricchezza sia vivere in un posto come questo. Da bambini salivamo fino alla vetta della montagna e d’estate passavamo il nostro tempo a giocare in acqua». Nel dopoguerra Tavolara contava alcune decine di abitanti e c’era addirittura una maestra. La svolta arrivò negli anni Sessanta. Da gigantesco scoglio dove si praticavano pesca e pastorizia e si produceva la calce, Tavolara divenne una meta turistica, trasformato in Area marina protetta.

«Dopo la nascita della Costa Smeralda i turisti iniziarono a venire anche qui – dice Tonino –. Cominciammo ad affittare qualche camera e poi aprimmo anche un ristorante». Il locale venne poi diviso: il “Re di Tavolara da Tonino” è oggi gestito dal figlio Giuseppe mentre la proprietaria del ristorante “La corona” è Maddalena, la sorella del re. D’inverno il re di Tavolara vive
a Porto San Paolo e si trasferisce sull’isola non appena arriva il bel tempo. Ancora oggi lavora e sistema come meglio può il suo ristorante. Ma capita anche di trovarlo al timone di un barcone, mentre accompagna i turisti in costume da bagno e infradito nel regno più bello del mondo.

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