Va in scena l’ironia corrosiva di Stephen Sachs

Roberto Citran e Marina Massironi protagonisti della commedia “Le verità di Bakersfield”

ALGHERO. «Le verità di Bakersfield racconta di un critico d’arte newyorkese chiamato da una squinternata un po’ borderline in una roulotte in mezzo a cianfrusaglie. Lei pensa di avere trovato un Pollock, e vuole verificare l’autenticità del quadro con un esperto». Roberto Citran, protagonista con Marina Massironi dello spettacolo in scena stasera e domani al Civico di Alghero (il 5 a Carbonia e il 6 a Santa Teresa di Gallura), racconta la trama della pièce di Stephen Sachs per la prima volta in Italia e fresca di debutto.

«Da lì parte un incontro/scontro fra i due personaggi, lui elegante, rigido e snob – spiega Citran – l’altra all’opposto, aggressiva e con un vocabolario colorito. Il contrasto – che in fondo è alla base del comico – e il conflitto sulla verifica del quadro, si spostano ad un discorso più ampio, il tema della verità. Il filo conduttore è in fondo stabilire ciò che è vero e ciò che è falso, cosa determina la verità, e a chi appartiene. Perché la verità a volte sembra soggettiva, dipende da chi la sostiene in quel momento. Non è di tutti, insomma. Una delle frasi che dico in scena è: “Il mondo vuol essere ingannato”. Nel senso che c’è quasi un desiderio a voler credere in ciò che torna utile, e questo può essere rassicurante ma è anche amaro».

Una tendenza attuale soprattutto sui social, in cui contenuti anche non verificati si propagano perché rafforzano certe convinzioni personali. «Esatto- conferma Citran – Qui l’aspetto che emerge maggiormente è che la verità appartiene a pochi, a volte solo al Potere. Questo è il succo dello spettacolo, per ciò che posso dire senza anticipare il finale».

L’altro tema è la possibilità di incontro umano nella diversità. «Pian piano vengono fuori le debolezze dell’uno e dell’altra, e questo riconoscimento reciproco permette loro di incontrarsi, trovare punti in comune. Mostrare il lato debole è un atto sincero, e questo può unire. Si scopre, da una parte e dall’altra, una sorta di intesa, quasi di innamoramento».

Roberto Citran è un interprete molto stimato anche sugli schermi, come nell’intensa stagione cinematografica con il regista e amico Carlo Mazzacurati scomparso nel 2014. «Ci conoscevamo dall’età di quindici anni, un rapporto cresciuto tra ragazzi che amavano il cinema e che si sono ritrovati a farlo davvero insieme. Ricordo quando arrivò sul set di “Notte italiana”, il primo film, e vide tutti i camion in fila, disse: ma gli avete chiamati per me? Quasi si sentisse in colpa
con la produzione. È stato un sogno realizzato un po’ alla volta, ma quasi senza accorgercene: perché dal momento in cui desideravamo fare film, al momento in cui li abbiamo fatti è stato un lampo. È stata una collaborazione, un confronto, durato sino a poco prima di morire».



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