Le birre sarde: un universo tutto da scoprire

È uscita la seconda edizione della Guida dell’Ais regionale Nell’isola una produzione di 12mila ettolitri l’anno Cifre in crescita ma ancora lontane dalla media nazionale 

L’ Associazione Italiana Sommelier opera da più di cinquanta anni nel settore enologico, nella comunicazione del vino e nella promozione del buon bere. Nell’ultimo decennio abbiamo cercato di ampliare il bagaglio culturale per fornire agli utenti maggiore professionalità anche in altri settori del food & beverage.

In Sardegna, in particolare, la nostra associazione ha rafforzato il proprio impegno per lo sviluppo della cultura enogastronomica della nostra isola rivolgendo il proprio sguardo anche al mondo produttivo brassicolo, affiancando anche un’attività editoriale che nel 2016 ha visto la pubblicazione della prima edizione della “Guida alle Birre Artigianali della Sardegna”, a cui ha fatto seguito seguito nel dicembre 2018 una seconda edizione.

Il mondo delle birre artigianali in Italia, sviluppatosi sin dalla metà degli anni Novanta, in venti anni circa ha avuto un’impennata quasi esponenziale e la Sardegna ha seguito a ruota con numeri coerenti con il trend nazionale. In Sardegna siamo passati da una densità di insediamenti produttivi, fra micro birrifici e brew pub, pari a circa 50.000 abitanti/birrificio del 2016 a circa 38.000 abitanti/birrificio di oggi, al pari di regioni come Piemonte e Lombardia, ma in proporzione la produzione stimata di birra artigianale isolana si attesta intorno a numeri ancora piuttosto bassi, circa 12.000 ettolitri l’anno, a fronte di un livello produttivo nazionale che ha superato i 500.000 ettolitri. Nell’isola quindi si è registrata una notevole crescita del numero di impianti produttivi, spesso di piccole dimensioni e in alcuni casi con una produzione circoscritta alla mescita diretta.

La Guida alle birre artigianali sarde, nel percorso delle due edizioni, ha voluto fornire ai lettori una fotografia la più ampia possibile di questa realtà; l’adesione a questa iniziativa da parte dei produttori è stata notevole e il quadro risultante del mondo brassicolo regionale è, se non esaustivo al 100%, sicuramente molto ampio. In tal modo si è riusciti a portare a sistema in un prodotto editoriale, un comparto decisamente in crescita che necessita di nuovi e importanti canali comunicativi.

La normativa nazionale in materia di produzione birraria, modificata nel 2016, ha visto finalmente la legalizzazione in etichetta del termine “birra artigianale”, con alcuni paletti specifici: nessuna filtrazione e pastorizzazione, indipendenza legale ed economica del birrificio, tetto massimo annuo di 200.000 ettolitri . Questo traguardo, che è stato raggiunto dopo circa vent’anni dalla nascita del movimento artigianale in Italia, offre un ulteriore spunto e impulso alla filiera, che dovrà strutturarsi ulteriormente per garantire standard qualitativi e quantitativi.

In quest’ottica, localmente un supporto direi essenziale è dato dalla ricerca sviluppata dall’Università degli Studi di Sassari – Dipartimento di Agraria e dal Centro di ricerca Portoconte Ricerche S.r.l.

C’è sicuramente ancora parecchia strada da fare per raggiungere i livelli produttivi di altre regioni italiane; se è vero che è ormai consuetudine vedere spesso primeggiare nei maggiori concorsi birrari diverse produzioni sarde è pur vero che a tutt’oggi birra artigianale non è sempre sinonimo di qualità. Alcune produzioni necessitano di ulteriore crescita sia nei volumi che nella cura del prodotto, al fine di potersi inserire
in un regime coerente di competitività e su questo aspetto, facendo leva sulla nuova normativa di settore, potrebbe essere utile sviluppare un sistema comune che abbia lo scopo di tutelare e promuovere la birra artigianale sarda di qualità.

*sommelier dell’Ais Sardegna

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