A Francesco Demuro il Premio Abbiati

Il tenore di Porto Torres vince l’Oscar italiano dell’opera lirica per la “Bohème” del Comunale di Bologna

SASSARI. «Sono orgoglioso e felice perché in quella produzione ci abbiamo messo tutti l’anima e tanto cuore. E il riconoscimento premia il nostro impegno e la qualità del lavoro».

Francesco Demuro, il tenore di Porto Torres, commenta così l’assegnazione del “Premio Abbiati”, una sorta di Oscar della lirica italiana che la giuria ha attribuito alla Bohène allestita al teatro comunale di Bologna. L’opera è stata riconosciuta a pieni voti come miglior spettacolo del 2018: sotto la regia di Graham Vick e la direzione musicale di Michele Mariotti, ambientato nella soffitta di studenti di fine Novecento, lo spettacolo disegna momenti dove dominano la paura, l’orrore e il rifiuto della morte di Mimì. Un saggio magistrale sull’incapacità di diventare adulti e sulla viltà, esaltato proprio dalle voci di un cast di primo livello dove emergevano proprio Francesco Demuro, Mariangela Sicilia, Nicola Alaimo e Asmik Torosyan.

Il premio Franco Abbiati è stato istituito nel 1980, viene attribuito ai protagonisti della vita artistica italiana e conferito dall’Associazione nazionale critici musicali: dal 2007 gode del patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali, e dal 2008 di quello del presidente della Repubblica.

La commissione – formata dai più importanti critici musicali nazionali – ha scelto per l’edizione 2019 l’opera rappresentata al teatro comunale di Bologna e nella quale Francesco Demuro ha avuto modo di mettere in evidenza le sue qualità ormai riconosciute a livello internazionale. La Bohème bolognese ha sbaragliato una concorrenza agguerrita a conferma della competizione che caratterizza il premio intitolato al critico musicale che per quarant’anni ha tenuto la sua seguitissima rubrica sul Corriere della Sera.

Per Francesco Demuro si tratta dell’ennesimo riconoscimento che lo conferma tra i più importanti tenori al mondo. Proprio nei giorni scorsi gli è stata attribuita a Doha, in Qatar, nella serata degli International Opera e Classic Awards, la “Stella della lirica”, il premio più prestigioso che viene assegnato ai protagonisti della lirica mondiale.

In quella occasione, rivolto ai giovani della sua città e ai sardi in generale aveva detto: «Sognate, sognate in grande e dateci dentro senza fermarvi mai. I risultati arrivano».

Nell’ultima intervista alla Nuova, poche ore dopo essere entrato nell’olimpo della lirica mondiale e indicato come l’erede di Pavarotti, aveva commentato con la semplicità di sempre: «Canto il sole della mia terra». Una Sardegna alla quale è rimasto sempre molto legato e per la quale nutre un amore profondo che lo porta ad
essere ambasciatore e simbolo di progetti di sviluppo legati soprattutto alla cultura, allo spettacolo e al turismo. A fine anno, il tenore turritano sarà al Comunale di Sassari, con tre concerti che chiuderanno la stagione lirica il 13, 14 e 15 dicembre.

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