“The others”, mostra a caccia d’identità

Al liceo Figari di Sassari un’esposizione di foto e dipinti curata dal Collettivo Curl

SASSARI. Essere l’altro e non saperlo. È questo il filo rosso che attraversa il film di Alejandro Amenabar “The Others”. I personaggi convivono con presenze fantasma e su di esse indagano per scoprire di essere loro gli intrusi, i veri altri che abitano la casa. La realtà fattuale è a loro inaccessibile, cosi è come inafferrabile è la loro stessa identità. Allo stesso modo la mostra “The Other”, in programma dal 23 al 28 aprile a Sassari nel liceo artistico Figari – a cura del Collettivo Curl e con opere di Elena Apeddu, Piera Masala, Veronica Muntoni, Alice Rambaldi e Serena Salis – si propone di essere un’indagine sull’identità propria o altrui e una possibilità per prendere coscienza della propria dimensione: lo spettatore, cambiando punto di vista, proiettandosi e identificandosi, può scoprire e scoprirsi.

Veronica Muntoni propone un ritorno alle origini con i suoi scatti in bianco e nero, pose che immortalano particolari fisici come i piedi nudi liberi di calpestare il fango. L’essere ritorna alla nudità, alla sua animalità: cadono le sovrastrutture sociali. I soggetti svelano la propria essenza in un rapporto simbiotico con l’animale, con la natura.

In opposizione al taglio classico della fototessera per documenti, Alice Rambaldi sceglie una via rappresentativa che non contempla il volto. Gli unici dettagli rilevanti al nostro sguardo sono la posa delle mani e l’abbigliamento, la corazza che ognuno di noi indossa prima di presentarsi agli altri. Ci vengono quindi negati i primi indizi utili al riconoscimento o alla comunicazione emotiva, costringendoci a riorientare il focus.

Indifesi e disarmati sono i soggetti dipinti da Elena Apeddu: si sovrappongono, si chiudono in uno stato embrionale. Riflessione e inquietudine coesistono in un tentativo di comprendersi e di essere compresi. Corpi in continua trasformazione, la cui ansia di metamorfosi si manifesta sotto i nostri occhi.

Non manca una nota surrealista negli scatti di Piera Masala, che oggettivizzano il soggetto e lo fanno sentire inadatto al contesto tanto quanto un’abat-jour in un panorama desertico o una sedia in una pozza d’acqua sporca. La staticità della scena amplifica il senso di disorientamento. Ad ognuno la propria bussola.

All’immobilità caratteristica delle fotografie di Piera Masala si oppongono i dipinti
di Serena Salis, che si dedica alla rappresentazione di un soggetto consueto, ma la cui vera forma è inafferrabile. L’essere si esprime mediante l’acqua, elemento mutevole per eccellenza, imperturbabile nel seguire il suo naturale corso e allo stesso tempo pronto a rompere gli argini.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community