Questo nido 

è un clandestino

Un’azione di architettura militante, nata dal «sentire comune» dell’artista e fotografo Gianluca Vassallo e dall’architetto Maurizio Bosa. Si chiama Nido, un oggetto e una «architettura effimera in...

Un’azione di architettura militante, nata dal «sentire comune» dell’artista e fotografo Gianluca Vassallo e dall’architetto Maurizio Bosa. Si chiama Nido, un oggetto e una «architettura effimera in movimento che, attraversando paesi e città, interviene nello spazio urbano come un corpo estraneo e nuovo, invitando chiunque a entrare» spiega Bosa. Una piccola casa smontabile e rimontabile velocemente, per dare il senso del rifugio, per chi non ne possiede, e per ospitare momenti di riflessione sulla migrazione in un mondo che ripudia, sempre di più, il pensiero e la meditazione intima e personale.

«Nido custodisce al suo interno dieci domande portate da uccelli parlanti, guarda caso migranti anche loro – prosegue Maurizio Bosa –. Le domande sono le stesse che si è posto chiunque si sia sentito straniero almeno una volta. La metafora architettonica si concretizza in geometrie pure, diventando segno nel paesaggio. Un taglio offre l’accesso e lo spazio diventa domestico, di intimo ascolto. Nido è un luogo di sospensione è la sintesi di un processo continuo che interrompe il flusso per raccontare un istante: un luogo determinato dall’urgenza di avere un approdo – conclude l’architetto nuorese –. Nido è un luogo in cui le domande non trovano risposte». Questa piccolissima casetta nera è stata presentato per la prima volta il 6 e 7 aprile a Fabrica, il “centro di sovversione culturale” di Treviso, fondato nel ’94 da Luciano Benetton e Oliviero Toscani, in occasione dell’evento “36 ore di Con-Fusione” il 4 aprile.

Il progetto Nido è arrivato in Sardegna, voluto dal Comune di Asuni e dal suo Mea (museo dell’emigrazione) e finanziato dall’assessorato regionale alla Cultura nella “Rete dell’emigrazione sarda”, è stato presentato al Mea
attraverso un installazione e un dibattito. Il viaggio di Nido prosegue, dal nord al sud (da ieri è a San Teodoro), in maniera clandestina, senza permessi o annunci, per rispettare il senso di straniamento, di perdita di casa e di riferimento che distingue il viaggiatore dal migrante.

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