La pompia, quell’agrume mostruoso che spegne le infiammazioni

Il frutto che cresce soltanto in Sardegna è al centro di studi medici. Le piante sono presenti in Baronia, il suo olio essenziale è diventato una start-up

In un futuro neppure tanto lontano l’olio essenziale di pompia, o qualche altra applicazione in fase di sperimentazione, potrebbe entrare nella letteratura scientifica e guadagnare una citazione nella grande storia delle scoperte dell’uso terapeutico di piante e parti di esse: dalla corteccia del salice alla scorza dell’albero di china del Perù, da cui è arrivata la cura contro la malaria, la China China, prima che comparissero i composti sintetici.

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L’aspirina e il chinino sono il risultato di intuizioni, studi, ricerche, esperimenti, osservazioni di secoli. Appartiene all’oggi, invece, il percorso scientifico-imprenditoriale, in un intreccio tra ricerca, pratica terapeutica e impresa, che ha portato una studiosa dell’università di Sassari, Grazia Fenu, alla scoperta, dopo anni di studi, sperimentazioni e test in vivo e in vitro, di un “elisir della salute” come l’olio essenziale di Pompìa, regolarmente brevettato, di cui sono scientificamente comprovate le proprietà: antinfiammatorio, antiafte, antibatterico, antimicotico, disinfettante, cicatrizzante, antimacchie.

L’olio, purissimo, separato tramite decantazione e, quindi, senza utilizzo di solventi chimici, attraverso un’estrazione in corrente di vapore, è ottenuto dalla scorza (il cosiddetto Flavedo o Epicarpo) di un agrume specifico della Sardegna, la Pompìa, o Citrus Monstruosa, una specie endemica della Sardegna, ora classificata sul piano botanico come Citrus Limon Variante Camarda, dal nome del botanico dell’Università di Sassari che ha effettuato la ricerca, il professor Ignazio Camarda. Il frutto, che non si può mangiare, vanta una serie di primati, per la grandezza, l’irregolarità della forma, la mancanza di leggiadria, la rarità: nel passato la coltivazione era segnalata in alcune aree (Villacidro, San Sperate, Oliena, Milis), ma oggi è concentrata nella Baronia, intorno a Siniscola, in un territorio circoscritto, classificato come “collina litoranea”.

Ma da chi e quando è stato introdotto in Sardegna? Le notizie sono poche e frammentarie: a portarlo in Europa, stando al botanico greco Teofrasto, sarebbero stati i componenti della spedizione di Alessandro Magno in Asia. La sua descrizione corrisponde a quella del farmacista, medico e botanico greco Dioscoride che visse a Roma al tempo di Nerone e parla del “Citrus Medica Cetra”, bislungo e rugoso, mangiabile solo se bollito nel vino o nel miele e proprio così, bollito nel miele, si preparava a Oliena un frutto candito col Citrus Medica Monstruosa.

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In Sardegna fu portato alla fine del IV sec. da Rutilio Tauro Palladio, ricco proprietario di terre e scrittore di agronomia. Nella sua opera, Res rustica, scrive di averlo introdotto lui stesso nei suoi possedimenti nell’isola, nei pressi dell’antica città di Neapolis, all’estremità meridionale del golfo di Oristano. L’albero era coperto tutto l’anno da fiori e frutta matura e non, grazie alle condizioni ambientali (“solum et coelum tepidum est”).

L’uso dei vegetali in terapia ha una lunga storia: il riconoscimento di speciali proprietà dipendenti dal contenuto di composti vari in parti determinate delle piante ha portato a importanti risultati. La curiosità scientifica (e il necessario piglio manageriale) della professoressa Fenu - e del suo gruppo di ricerca - potrebbe aprire ancora nuovi scenari sul piano terapeutico in grado di essere d’ausilio in diversi trattamenti. Sul fronte respiratorio, ad esempio, si è ottenuto uno spray nasale utilizzato per curare una vasta gamma di riniti di origine allergica e non. Un aspetto interessante per un ambito medico che si sta sempre più ampliando. Una prima sperimentazione su un campione di dieci pazienti, ha fornito risposte positive in ben otto di loro. Ma le sperimentazioni in corso promettono ulteriori interessanti applicazioni, dalle affezioni delle mucose delle vie respiratorie e dell’apparato genitale femminile ad alcune patologie gastrointestinali.
 

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