Una focaccia, una pietra, un amuleto: se l’oggetto è rotondo allora è Cocco

Il cognome Cocco rientra tra i primi venti della Sardegna dove è presente con circa 1670 famiglie (19° posto) alle quali vanno aggiunte una ventina che presentano la variante Coco. Oltre che sardo,...

Il cognome Cocco rientra tra i primi venti della Sardegna dove è presente con circa 1670 famiglie (19° posto) alle quali vanno aggiunte una ventina che presentano la variante Coco. Oltre che sardo, Cocco è anche un cognome propriamente peninsulare diffuso in Toscana, Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia che ha origini diverse da quello isolano. In Sardegna è più frequente nelle province meridionali (1170) rispetto a quelle settentrionali (600). Ha il suo epicentro a Cagliari (260) e nei comuni della sua cintura (Sinnai 105, Quartu Sant’Elena 86, Selargius 50). Una diffusione medio-alta si registra nella zona di Sassari (Sassari, 58, Alghero 52, Sorso 18, Bonorva 18, Benetutti e Ozieri 13), nell’Oristanese (Oristano 27, Samugheo 22, Busachi 19), nel Medio Campidano (Guspini 44, Sanluri 23), nel Sulcis Iglesiente (Iglesias 31, Carbonia 19, Domusnovas 17). Nelle altre zone è meno frequente ma ha discreti nuclei a Olbia (37) e a Nuoro (20). Cocco è attestato in 188 località ossia nella metà dei comuni sardi. A Sinnai rappresenta il cognome più frequente. È documentato dal 1100 nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado da cui emerge che già in quel tempo era un cognome abbastanza frequente nella zona tra Milis e Bidonì. Nella stessa fonte nel 1261-62 è attestato un arcivescovo di Oristano di nome Trogodori Cocco. Nel 1200 è attestato con la forma Cocu nel Condaghe di San Michele di Salvennor nei pressi di Ploaghe. Nel 1388 è citato diverse volte nell’atto di pace tra il Regno di Arborea e la Corona d’Aragona con le forme Coccho, Cocco, Cocho e Coco nei centri di Berchidda, Domusnovas Canales, Las Plassas, Lunamatrona, Macomer, Magomadas, Norbello, Ortueri, Sanluri, Santu Lussurgiu, San Vero Milis, Sardara, Scano Montiferrro, Soddì, Solanas, Zerfaliu e nel villaggio abbandonato di Spina Alba. Durante il 1400 è citato nel Registro di San Pietro di Sorres e con le forme Coquo e Quoquo a Oristano nel 1410. In seguito è registrato a Ozieri (1578), Ghilarza (1593), Bosa (1599), Bortigali (1600), Alghero (1607), Sassari (1626), Sanluri (1660), Chiaramonti (1677), Perfugas (1700), Cagliari (1803), Alà (1804), Villasor (1809), Bortigiadas (1822), Arbus (1832) Benetutti e Berchidda (1862). Con la forma Cochu è presente a Villamar nel 1500 e con l’altra forma Cocu a Sanluri (1589) e a Bosa (1599). Inoltre è citato più colte negli atti dei parlamenti del Regno di Sardegna (notai Bonifacio e Narciso Cocco; reggente Gavino Cocco; canonico Francesco Cocco). Nelle liste di leva del 1880 risulta presente a Benetutti, Bolotana, Borore, Bottidda, Fordongianus, Oristano, Ozieri, Gairo, Iglesias, Monserrato, Nuragus, San Giovanni Suergiu, Sant’Antioco, Samassi, Sinnai, Tortolì e Scano Montiferro. Ha alla base uno o più soprannomi medioevali,
attribuiti per differenti motivazioni, che rispecchiano il termine sardo còcco, còccu. Termine che indica diversi oggetti come ‘cocco, uovo, focaccia rotonda, pietra rotonda, amuleto rotondo’. Deriva dal latino coccum ‘oggetto rotondeggiante’ (Pittau, DCS 1, 222-223).



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