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Con l’album Tony’s dream i Melodrum rifanno in jazz i capolavori di Vivaldi
Il disco 

Con l’album Tony’s dream i Melodrum rifanno in jazz i capolavori di Vivaldi

I più famosi capolavori di Antonio Vivaldi riscritti e interpretati in chiave moderna attraverso un viaggio immaginario compiuto tra il jazz, il blues, la canzone americana e il teatro musicale di...

I più famosi capolavori di Antonio Vivaldi riscritti e interpretati in chiave moderna attraverso un viaggio immaginario compiuto tra il jazz, il blues, la canzone americana e il teatro musicale di Broadway. Un percorso ironico e onirico nello spazio e nel tempo, che rivela le straordinarie doti di adattamento e aderenza alla modernità della musica del violinista e compositore italiano, tra i massimi esponenti del barocco musicale.È il gustoso progetto ideato dal trio Melodrum, composto dal pianista Salvatore Spano, dal contrabbassista Salvatore Maltana e dal batterista Francesco Brancato. Un’operazione riuscitissima, al punto che ora ha preso forma in un disco dal titolo “Tony’s dream” (Il sogno di Tony), pubblicato in questi giorni dall’etichetta cagliaritana Mgjr Records.

L’album – che sarà presentato per la prima volta a Cagliari domenica 19 maggio alle 19.30 nella accattivante cornice di Palazzo Siotto – si compone di otto brani. A cominciare da “Spring in Manhattan”, quasi una traccia manifesto, sia per la celebrità del tema originale (La Primavera) sia per lo swing che Spano, Maltana e Brancato riescono a imprimergli senza mai apparire scontati e men che meno stucchevoli o irriverenti nei confronti di uno dei capolavori della storia della musica mondiale e del suo autore veneziano vissuto a cavallo tra il Seicento e il Settecento. Tutti i brani sono stati elaborati, adattati e arrangiati da Salvatore Spano e Francesco Brancato utilizzando temi e frammenti musicali di pubblico dominio tratti dalle opere di Antonio Vivaldi: “Il cimento dell’armonia e dell’inventione” op.8 - “L’estro armonico” op.3 - “Teuzzone” rv 736 - “La follia” op. 1 - “Gloria” rv 589. «Approcciarsi alla musica di un grande compositore come Antonio Vivaldi è stato senz’altro estremamente stimolante ma anche piuttosto problematico – ammette il pianista Salvatore Spano –, da una parte c’era il grande entusiasmo di poter prendere in prestito la ricchezza, la varietà e la raffinatezza delle sue soluzioni, unitamente alla stravaganza di adottare scelte insolite per l’epoca e una certa disinvoltura nell’uso di formule già note. Dall’altra c’era l’intenzione di valorizzare le particolarità del compositore veneziano senza snaturarne il pensiero creativo, rischio che è sempre presente quando si interviene su capolavori del passato con procedimenti distanti nel tempo e nella cultura come in questo caso le prassi esecutive del jazz».

Propositi accattivanti quanto delicati e avventurosi dunque. «La prima esigenza – continua Spano – è stata quella di avvicinare questi due mondi ambientando Vivaldi stesso nel XX secolo con un pretesto semplice ed efficace come quello del sogno, il “dream” del titolo appunto. In questo contesto immaginario si sviluppa la dinamica del viaggio che fa da sfondo a tutti i brani ed è la chiave interpretativa dell’intero disco. Successivamente si è passati a selezionare alcune composizioni, note e meno note, privilegiando la varietà stilistica di provenienza e operando sull’originale con alterazioni, tagli, sostituzioni ritmo, melodia, armonia, timbro e forma con l’obiettivo di ottenere un livello di astrazione differente in ogni brano ma sempre significativo, profondo e incisivo».

Non un arrangiamento jazz quindi, e neanche una rivisitazione, ma una vera e propria riscrittura che a volte svela palesemente il materiale originale e altre volte lo cela completamente (come in “Mardi Gras Cheat”). «Un discorso a parte – conclude il pianista – merita la “Riverboat suite”, omaggio anche alla musica a programma tanto cara a Vivaldi, dove accanto alla riscrittura dei singoli brani vi è una nuova creazione formale e una ricomposizione strutturale
che rappresenta una novità nel percorso artistico del trio.

Il disco è stato registrato, missato e masterizzato dall’ingegnere del suono statunitense Marti Jane Robertson al JaneStudio e lo Studio della Giraffa di Cagliari, con la direzione artistica di Michele Giuseppe Rovelli.

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