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Pas de mer: da Olbia al mondo con lo streetwear che trasmette ironia

Pas de mer: da Olbia al mondo con lo streetwear che trasmette ironia

Hanno coltivato il sogno del successo e incrociato lo spettro della sconfitta. A un certo punto si sono anche trovati davanti al più classico dei bivi: lasciare perdere oppure provarci per un’ultima...

Hanno coltivato il sogno del successo e incrociato lo spettro della sconfitta. A un certo punto si sono anche trovati davanti al più classico dei bivi: lasciare perdere oppure provarci per un’ultima volta. Alla fine hanno optato per la seconda opzione e il risultato è che Andrea Buselli e Luca Pirina si sono improvvisamente ritrovati con il futuro tra le mani. Adesso ci sono cento negozi sparsi per il mondo che in vetrina espongono le loro felpe e le loro magliette. Addirittura un presentatore giapponese è comparso in tv con addosso una loro t-shirt. Roba che fino a qualche tempo fa i due creativi olbiesi non osavano neanche sfiorare con l’immaginazione. Nel mondo dell’abbigliamento streetwear il brand «Pas de mer» si è fatto un nome e si è ritagliato i suoi importanti spazi. È il made in Italy che trionfa anche tra i giovani che ascoltano musica rap e che hanno la cultura della strada come stile di vita.

Voglia di sfondare

È passato parecchio tempo da quando Andrea Buselli e Luca Pirina, da sempre amici, avevano deciso di creare qualcosa insieme. «L’idea, a livello embrionale, nasce nel 2011 – racconta Andrea –. Eravamo appassionati di abbigliamento e volevamo provare a fare qualcosa di nostro. Così iniziammo una lunga ricerca con l’idea di creare un prodotto serio e di qualità». I risultati, in un settore ricco di concorrenza, non sono sempre immediati. «Nel 2014 ci siamo trovati davanti a un bivio. E ci siamo detti: o si spacca oppure ognuno per la sua strada – dice Luca –. Alla fine abbiamo deciso di realizzare una mini collezione di quattro pezzi. Da quel momento tutto è cambiato». Dal 2015 il marchio «Pas de mer» ha cominciato a farsi notare e apprezzare. Contratto dopo contratto, negozio dopo negozio, ora sempre più persone indossano le felpe e le magliette firmate dai due creativi olbiesi.

Usa e Giappone

Le collezioni «Pas de mer» vengono vendute in un qualcosa come cento negozi in tutto il mondo. Da anni il brand è protagonista di fiere e showroom di Las Vegas, Parigi e al Pitti di Firenze. «Pian piano hanno cominciato a credere in noi e a scommettere sul nostro lavoro – dice Luca Pirina –. La distribuzione è diventata particolarmente importante. Lo zoccolo duro è l’Italia, però vendiamo molto bene negli Stati Uniti e in Giappone. Mi piace stare con i piedi per terra, ma ammetto che ci stiamo togliendo delle belle soddisfazioni». Lo store di «Pas de Mer» è particolarmente ricco. Andrea Buselli e Luca Pirina adesso realizzano magliette, felpe, giubbotti, pantaloni, costumi, camicie, cappellini e sciarpe. «Ormai mancano solo le scarpe – spiega Andrea –. È un continuo sperimentare, siamo partiti con 4 pezzi e adesso sviluppiamo una collezione di cinquanta».

Il tratto distintivo

Il brand segue una linea ben precisa. «Vendiamo molto tra i ragazzi dai 18 ai 25 anni, ma cerchiamo di sviluppare un prodotto che possa andare dai 15enni ai 40enni – sottolinea Andrea Buselli –. Uno dei complimenti che riceviamo più spesso, a parte il discorso qualitativo, è che siamo riusciti a costruire un tratto identificativo che altri non hanno. Il nostro è uno streetwear diverso, più raffinato. Siamo riusciti a trasmettere una idea differente che allo stesso tempo rimane all’interno dell’ambito urban. I prezzi, per esempio, non sono né troppo alti né troppo bassi».

Sempre più grandi

I due creativi fanno tutto da soli.
La scelta delle stoffe, lo studio delle grafiche, la ricerca di nuovi contratti. Il prodotto finito arriva a Olbia e poi viene spedito in tutto il mondo. «La questione sta cominciando a diventare ingestibile – dice Pirina –. Ma è un fattore positivo, significa che stiamo andando bene».

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