Taramelli, l’uomo che svelò i segreti nascosti dell’isola

Il 17 e 18 maggio ad Abbasanta un convegno sull’archeologo friulano. Scoprì nuraghi come Palmavera e Losa e presidiava i cantieri giorno e notte

CAGLIARI. Giovanni Lilliu lo aveva definito il «maggior archeologo sardo di questo primo cinquantesimo di secolo». E si sta parlando del ventesimo secolo. Quando fare archeologia significava anche fare la guardia, di persona, agli scavi. Antonio Taramelli in realtà non era sardo, ma friulano. La Sardegna però l’ha fatto diventare sardo: l’isola l’ha non solo “scavata”, ma anche difesa e sponsorizzata ad altissimo livello nelle università “continentali”. E fatta conoscere al grande pubblico con la sua capacità di divulgazione.

Archeologo e guardiano. Successe durante gli scavi del nuraghe Lugherras a Paulilatino: in quell’occasione fu ritrovato un gran numero di lucerne (il nome arriva proprio da questa circostanza). E lui e il suo assistente di scavi custodirono il sito per impedire l’assalto dei tombaroli. Andando a vivere proprio in una pinnetta lì vicino per non perdere mai d’occhio il nuraghe. Mito? No, biografia. L’aneddoto è stato svelato ieri dalla soprintendente archeologia e belle arti Maura Picciau in occasione della presentazione del convegno intitolato “Antonio Taramelli e l’archeologia della Sardegna”: due giornate di studi ad Abbasanta in programma il 17 e 18 maggio. Un’anteprima, ma di storie così ne verranno fuori probabilmente tante altre.

«Il convegno – ha spiegato Picciau – nasce dal lavoro delle due sovrintendenze. Taramelli è una figura nodale dell’archeologia sarda della prima metà del Novecento. Così dice Lilliu, ma è proprio vero. Era innamorato della Sardegna e ha voluto far conoscere il patrimonio dell’isola anche nel resto d’Italia. Un uomo di campo, ma anche dalla sconfinata bibliografia. Ha chiuso la sua esistenza come accademico dei Lincei». E ora la Sardegna, tanto amata - nel 2018 ricorrevano i 150 anni dalla nascita - restituisce il favore con un focus sulla sua figura. A Taramelli si devono anche gli scavi dei nuraghe di Palmavera ad Alghero. E l’archeologo ha avuto un ruolo importante anche negli scavi di Nuraghe Losa, nel riordino del museo archeologico di Cagliari e nell’istituzione del museo di antichità e arte di Sassari.

La sua attività si svolse a partire dal 1902, prima con incarichi alla direzione del museo degli scavi di antichità di Cagliari e poi nel 1909 come soprintendente degli scavi e musei archeologici della Sardegna. Nel corso di lunghi anni di servizio, fino al 1933, si occupò di scavi, indagini topografiche, ricognizione sul territorio nei più importanti siti archeologici dell’isola. Al convegno parteciperanno studiosi di soprintendenza, università e istituti di ricerca italiani che proporranno studi legati alla sua attività. Tra i contributi è molto atteso quello della nipote Emmery Taramelli. Saranno presentati anche nuovi progetti e ricerche. In tutto ventiquattro relazioni e nove poster che raccontano aspetti poco noti dello studioso, ma anche dati inediti delle sue ricerche. «Il suo studio di formazione era molto rotondo – ricorda Picciau –, è stato anche alla Scuola di Atene e anche a Creta. Aveva una visione del Mediterraneo molto ampia».

Previste tre sessioni di studio. La prima riguarda monumenti, materiali,
aspetti topografici, problemi che interessarono specificamente Taramelli. La seconda sessione sarà un approfondimento dei contesti studiati da Taramelli, oggetto di nuovi progetti e ricerche. La terza parte sarà dedicata a caratteri, complessità e profondità del suo contributo.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community