«Racconto una Sardegna con l’anima noir»

Esce “L’isola delle anime”, il nuovo libro di Piergiorgio Pulixi: riti ancestrali, delitti e ambientazioni da “True detective”

La Sardegna immaginata e raccontata come i territori di True Detective, “cold case” da riportare in vita e affidati a due investigatrici di talento unite da un percorso personale accidentato, assassini che operano secondo modalità ripescate dai misteri della Sardegna più antica e profonda. Dopo il grandesuccesso di un anno fa con “Lo stupore della notte”, Piergiorgio Pulixi torna in libreria oggi, sempre per Rizzoli, con “L’isola delle anime”. E se la precedente opera era immersa in un’atmosfera metropolitana, con Milano minacciata e ferita dall’attacco dei terroristi islamici, stavolta lo scrittore cagliaritano formatosi nel collettivo di Massimo Carlotto torna sui suoi passi e si immerge nelle atmosfere ancestrali della sua isola. Domani alle 18,30 lo presenterà alla Biblioteca Comunale di Ossi nel terzo appuntamento della rassegna letteraria “GialloNoir” organizzata dalla libreria Azuni di Sassari.

È passato appena un anno da “Lo stupore della notte”, che è stato accompagnato anche da un lungo tour di presentazioni, e già la ritroviamo in libreria: significa che “L’isola delle anime” in qualche modo era già pronto?

«È così. Ho lavorato molto su questo libro proprio la scorsa estate, in quel lungo tour i estivo in Sardegna: la sera avevo gli appuntamenti coi lettori per “Lo stupore della notte”, la mattina mi documentavo per “L’isola delle anime”. Tanti sovralluoghi e ricerche che ho potuto svolgere grazie anche all’aiuto dei librai. Ho raccolto tantissimo materiale e non tutto, purtroppo, è entrato nel libro perché avrei superato le mille pagine».

La Sardegna si può raccontare in tanti i modi, anche perché non è una sola: come mai ha scelto questa particolare angolazione?

«Sono convinto che per raccontare la Sardegna serva maturità. Io dopo il 2008, quando ho scritto “Perdas de fogu”, questa maturità non l’avevo. Ho fatto una sorta di pellegrinaggio: Padova, Londra e ora Milano, due anni fa ha ho capito che era arrivato il momento giusto. Questo perché è cambiato il mio sguardo, che ora è quello dell’esule che apprezza più di prima le cose che ha lasciato. La mia idea era quella di raccontare una Sardegna inedita dal punto di vista poliziesco, Marcello Fois l’aveva già fatto dal lato del noir, io l’ho fatto andando direttamente sul thriller. A darmi una grande spinta è stata anche la serie televisiva “True detective”, ho pensato subito che la Sardegna rispetto alla Lousiana ha sicuramente più siti e più storia. Così ho alzato la posta in gioco e ho deciso di raccontare questa Sardegna, la Sardegna dell’interno e dei suoi misteri».

Ancora una volta le figure dominanti sono femminili, come nel precedente libro.

«Questo è un romanzo femminile: perché la Sardegna affonda le sue radici in una cultura matriarcale, perché c’è il culto della dea madre, perché la natura è femmina. Così per descrivere la Sardegna mi serviva uno sguardo femminile e ho scelto di averne due: uno, diciamo così, indigeno, un altro invece da fuori».

Rosa Lopez, la protagonista de “Lo stupore della notte”, era una sorta di donna d’acciaio quasi perfetta, tradita infine dall’unico momento di debolezza. Stavolta il viaggio è con Mara Rais ed Eva Croce, due donne ruvide con tanti difetti.

«Mara ed Eva sono personaggi che nascono imperfetti, condizionati da peccati originali. Io le definisco “donne fratturate”. Mi serviva averle così perché volevo far vedere che la Sardegna può essere curativa, una sorta di purgatorio per l’anima. Questo perché regala una serie di luoghi e situazioni in grado di creare echi morali a chiunque. Per loro la vicenda diventa una sorta di indagine su loro stesse, quasi una rivalsa. Mara ed Eva, alla fine, sono due donne normali, imperfette».

Una volta scelto di rimettere la Sardegna al centro dei suoi lavori, che cosa ha portato nel romanzo e come ha voluto descriverla ai lettori?

«In questo libro ci sono diverse cose, innanzitutto il mio amore per quest’isola che è un mini-continente. E le anime alle quali faccio riferimento nel titolo del libro sono anche quelle della Sardegna, un’isola che si mostra in tanti modi e al suo interno racchiude tanti posti diversi tra loro; diversi eppure complementari. E un altro sentimento che metto nel libro è l’amarezza: quella di non vedere la Sardegna valorizzata per quello che è realmente e per quello che ha. Si continua a pensare alla nostra isola come un posto splendido per andare al mare e si tralasciano le bellezze dell’interno, dove trovi squarci di tutti i posti del mondo e vedi per esempio il Perù e qualche chilometro dopo anche l’Irlanda».

Dal punto di vista letterario la Sardegna è sempre stata terreno fertile per romanzi gialli e noir tanto da far parlare, a partire dagli anni Ottanta, di “Scuola sarda del giallo”: da che cosa dipende?

«Sicuramente sono argomenti molto nelle nostre corde e penso che derivi da un profondo desiderio di giustizia e rivalsa che ci portiamo dentro per tutto quello che abbiamo dovuto subire in passato. Nel poliziesco e nel giallo il bene prevale sul male e questo compensa la sete di giustizia».

Si riconosce in questascuola?

«Mi ritrovo nel noir e
nei miei lavori cerco di omaggiare grandi autori come Marcello Fois e Salvatore Satta. Credo ci sia da fare uno sforzo in più, questo genere ultimamente è molto bistrattato e, devo dire, a volte anche a ragione: bisogna alzare il livello qualitativo, seguendo sempre la scia dei maestri».

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