Il docufilm 

Pedaliamo contro lo spopolamento

Una pedalata dopo l’altra, guardando sempre avanti. In silenzio, quasi a non voler disturbare quella parte di Sardegna che soffre e lotta, che ogni anno perde un pezzo di se stessa e cerca le energie...

Una pedalata dopo l’altra, guardando sempre avanti. In silenzio, quasi a non voler disturbare quella parte di Sardegna che soffre e lotta, che ogni anno perde un pezzo di se stessa e cerca le energie per non arrendersi.

Dieci giorni in bici alla scoperta di 31 isole nell’Isola, più di mille chilometri percorsi per raccontare il fenomeno dello spopolamento. Così Franco Loriga, 48 anni di Porto Torres, esordiente, una grande passione per l’ambiente, per le tradizioni e per la storia delle persone, amante delle cose semplici, ha costruito un documentario sociale che fotografa la realtà sarda dei paesi che scompaiono. Insieme a lui Gabriele Peru, filmaker di Sorso, che ha curato la sceneggiatura del docufilm “31 Isole nell’Isola. Il caso Sardegna”.

Il viaggio sulle due ruote in solitario è stato ispirato dai servizi pubblicati sulla Nuova Sardegna sul tema dello spopolamento e anche dalla lettura del saggio “Spop”, uno studio accurato compiuto dal collettivo Sardarch di Cagliari, una bella istantanea sulla vita dei piccoli centri che scompaiono.

Franco Loriga ha tracciato il percorso unendo tra loro i 31 paesi con il minor numero di abitanti e con l’alto rischio di sparire nel giro di pochi anni. Una analisi semplice, faccia a faccia con le persone. Per realizzare che il fenomeno dello spopolamento, ormai in crescita in tutta Europa, interessa in modo particolare le aree interne della Sardegna e coinvolge in maniera diretta oltre 250 Comuni.

«Pedalare in Sardegna significa arrampicarsi da un paese all’altro – racconta Franco Loriga – , scoprire borghi edificati a dominare vallate; retaggi del passato a evidenziare necessità difensive miscelate ad una diffidenza ancestrale che aleggia ancora in noi isolani. Un centinaio di chilometri la prima tappa di una ipotetica rotta dello spopolamento che da Porto Torres traccia un itinerario ciclistico tagliando la bassa valle del Coghinas per risalire i pendii galluresi fino a Bortigiadas, primo dei comuni visitati tra i trentuno della lista nera. Dalla Gallura all’Anglona passando per Martis fino a Nughedu San Nicolò nel Logudoro. Da Anela, aggrappata nel Goceano a guardia dell’alta valle del Tirso, su fino a Borutta, 287 abitanti, nel Meilogu. E poi Cheremule, “la vigna di Dio”, e Giave, Semestene, Mara, Padria, Montresta e Monteleone Rocca Doria, 106 abitanti che resistono in un caratteristico borgo di origini genovesi, sentinella all’invaso creato sul fiume Temo».

Il documentario è strutturato su due linee indipendenti ma strettamente connesse, si sviluppa con una meticolosa alternanza tra le immagini di viaggio e le interviste a personaggi - alcuni molto conosciuti, esperti del fenomeno dello spopolamento - che attraverso idee personali e opinioni espongono ipotesi che possono tornare utili per cercare di contrastare la condizione sociale e demografica.

Oltre alle interviste, a caratterizzare il docufilm sono le immagini che talvolta parlano da sole, rompono garbatamente il silenzio e mettono in risalto gli straordinari paesaggi presenti in tutto il territorio della Sardegna. Con un rispettoso tributo alle opere di interesse storico-culturale incrociate da Franco Loriga durante il viaggio.

Il risultato è un film semplice, drammaticamente vero, adatto a tutti. Non solo una denuncia ma una sorta di “ponte” per favorire il confronto, per mettere insieme idee e speranze. Insomma, un lavoro di interesse comune che oltre a mostrare una realtà inedita, mette in luce possibilità alternative di sviluppo socio-culturale.

«Ho pedalato tra i paesi scrutando dentro le finestre – racconta Franco Loriga, co-autore e protagonista – nel tentativo di immaginare le vite che hanno abitato quelle case abbandonate al trascorrere del tempo. Un gioco d’immaginazione a trovare nel suono della catena che incede sui pignoni le voci di bambini festanti che hanno giocato per quelle piazze. Serviva un occhio attento e sensibile dietro l’obiettivo – dice ancora Franco Loriga –. Serviva respirare il silenzio, calpestare la pietra».

Un viaggio simbolo, fatto con le proprie forze, «che è servito per immaginarsi diversi, per sentirsi migliori».

Il progetto è nato casualmente, dopo la chiacchierata tra due “quasi” sconosciuti seduti in un bar, davanti a un caffè. «Sì è così – sottolinea Gabriele Peru, regista – tutto ha origine dall’idea bizzarra e altrettanto singolare di una persona con la quale poi ho stretto una forte e autentica amicizia. Un viaggio di 10 giorni sinonimo di ricerca, curiosità e determinazione alla scoperta di ciò che probabilmente sono state un tempo le origini e le radici di questa nostra terra straordinaria. Un progetto che per noi è unico, Utile per il bene comune e sociale».

Franco Loriga ha girato con la sua bici attraverso quei paesi che sono fuori dalle rotte del turismo isolano più gettonato, valorizzando gli spazi e immaginando in quegli angoli di solitudine una positività, una possibilità di crescita, la voglia di non indietreggiare più per difendere una realtà sotto attacco.

Lo sguardo e il sorriso, il rispetto. Ingredienti semplici per provare a costruire insieme alla cultura e all’economia, alle relazioni tra persone, la ricetta contro l’abbandono della Sardegna.

«Lo slow-tourism è una realtà in diverse aree del vecchio continente – afferma Giuseppe Marceddu, dell’Associazione Obiettivo 31 che sostiene il progetto e ha in programma anche altre attività sullo stesso filone –, ma con oltre 9mila chilometri di strade pressochè deserte e infiniti sentieri che fra paesaggi mozzafiato attraversano piccoli e caratteristici centri urbani, potrebbe diventare una bellissima realtà anche la Sardegna. Sarebbe una opportunità per i nostri giovani e un apprezzabile contributo alla lotta contro lo spopolamento».

Il docufilm è uscito “allo scoperto” il 3 giugno dopo una fase di attenta preparazione e valutazione. Perché prima di ogni altro Franco e Gabriele hanno voluto capire quale potesse essere l’utilità del viaggio. E il pensiero è stato chiaro: condividere con il maggior numero di persone possibili le fasi della ricerca e di studio, i dialoghi, la vita di comunità di quei centri con le ferite più profonde causate dallo spopolamento. Pezzi “tagliati” che vanno via. Una testimonianza video di settantacinque minuti, accompagnata dalle musiche di Enzo Favata, con il contributo di altri musicisti (che hanno elaborato musiche originali) come Antonello Deriu, Roberto Acciaro e Francesco Pota.

Nel documentario non ci sono accuse, non c’è politica di parte per fare il solito gioco delle responsabilità che rimbalzano senza toccare mai terra. C’è - e si sente molto forte - l’esigenza di favorire il dialogo, c’è l’esortazione alla responsabilità, affinché ciascuno per la sua parte scenda in campo per arginare lo spopolamento che sta progressivamente trasformando molte realtà della Sardegna in paesi fantasma.

Lo Stato nella maggior parte dei casi è stato crudele: ha chiuso, cancellato punti di riferimento basandosi solo su numeri statistici. Ha prima accorpato scuole e altre sedi istituzionali, lasciato credere che riunire potesse essere la soluzione per non scomparire. Invece erano le prove generali del disimpegno, della fuga, dell’annullamento di servizi primari. Il docufilm “31 Isole nell’Isola. Il caso Sardegna” è un viaggio completo dentro le piccole comunità, in quelle realtà dove tutti si conoscono, e dove se arriva un ospite in bici, con la barba, se ne accorgono subito.

Franco Loriga ha sfruttato ogni minima occasione, ha valorizzato il dialogo, ogni volto e ogni invito, per spingere la sua bici sempre più avanti. Fino al traguardo, non quello di una vittoria allo sprint, ma il passaggio lento che lascia la traccia, che trasforma le piccole storie in grandi, caricandole di tradizioni e passioni. Per provare a immaginare uno sviluppo diverso, alternativo. Per realizzare programmi che possano alimentarsi con idee come il cicloturismo, con lavori dignitosi che tengano conto della possibilità di dare vita a ostelli, agriturismi, locande e ogni altra semplice forma di accoglienza che apra le finestre per salutare chi arriva e chiuda le porte allo spopolamento.

Trovare gli elementi - questo il pensiero - dare un contributo per provare a giocare la partita e fronteggiare il fenomeno che svuota i paesi.

Il dramma dello spopolamento tocca direttamente almeno 250 centri. Sono realtà dove la popolazione cala anno dopo anno, dove muoiono più abitanti di quanti ne nascono. E dove i giovani vanno via perché non c’è più niente,
neppure la possibilità di pianificare soluzioni nuove, dinamiche, coinvolgenti e credibili. Fermare la ruota, questo può cercare di fare “31 Isole”, gridare che i servizi essenziali non vanno cancellati con una riga di penna per favorire l’avanzata di un triste e silenzioso deserto.

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