Vasco infiamma Cagliari con un live in stile punk rock

Spettacolare concerto del Kom: in trentamila per lui. E stasera si replica

INVIATO A CAGLIARI. In trionfo davanti a trentamila spettatori. Con un concerto che rimarrà nella storia sia per l’aspetto artistico sia per quello scenografico (una produzione così imponente in Sardegna non si era mai vista), ieri sera nel quartiere fieristico di Cagliari Vasco Rossi ha cominciato alla grande e con il solito sold-out la prima delle due date isolane del suo intenso ma brevissimo tour 2019, partito il primo giugno a Milano (lo stadio di San Siro strapieno per sei giorni: un record mondiale con in tutto 330mila biglietti venduti) e che si concluderà sempre a Cagliari stasera con un altro show da brivido organizzato da Sardegna Concerti in collaborazione con Live Nation. Vestito di nero e con in testa un cappellino, ieri il Blasco ha sfornato tre ore di sound potente inaugurando di fatto la stagione dei super eventi musicali nell’isola. Una gigantesca festa a base di punk rock e ballad intramontabili andata in scena sopra ma anche sotto un palco largo cento metri e alto quanto un palazzo di undici piani. Un mega party dove a fare da cornice sono stati vari blocchi di schermi iper tecnologici in grado di staccarsi, aprirsi velocemente e muoversi dall’alto al basso, a sinistra e a destra, così da variare in ogni momento la scenografia. Con il pubblico in delirio – spettacolo nello spettacolo – che ha cantato e ballato senza fermarsi un istante. Proprio come il Komandante, sostenuto da una formazione super con al basso Il Gallo (al secolo Claudio Golinelli) e Il Torre (alias Andrea Torresani, poi Vince Pastano alla chitarra, Alberto Rocchetti alle tastiere, Frank Nemola alla tromba, Matt Laug alla batteria, Stef Burns alla chitarra solista e, dulcis in fundo, la polistrumentista Beatrice Antolini con il compito ulteriore di infondere energia ed entusiasmo alla band.

Dopo un intro elettrizzante, ad aprire la scaletta di una trentina di canzoni è stato il brano “Qui si fa la storia”, che ha annunciato il leitmotiv dell’intera esibizione: passare una serata in allegria per fuggire, con il supporto della musica, alla disperazione che ultimamente attanaglia l’Italia e non solo. Del resto era stato lo stesso Vasco, durante la presentazione del tour, a spiegare la scelta di iniziare la serata proprio con questo pezzo: «In un anno in Italia sono cambiate molte cose, in giro c’è molta sofferenza, poca umanità e c’è bisogno di qualcosa che per un po’ ci faccia fuggire da questa situazione tremenda. Con questo pezzo che nel testo dice esplicitamente “la disperazione la soffochi con me”, grazie al rock noi proveremo a scappare almeno per una sera dal mondo crudele che attualmente ci circonda, un mondo che non ci piace e che è sempre peggio». Ed è andata davvero così.

A una simile partenza sprint è seguito come un fulmine un altro pezzo a tema e dal titolo esplicito, “Mi si escludeva”, che racconta senza troppi giri di parole il disagio di sentirsi emarginati per qualsiasi motivo, dalla povertà al colore della pelle o a causa della provenienza, proprio come accadde personalmente al giovane Vasco quando dal paesino emiliano di Zocca arrivò in città. Messaggio chiaro sul problema dell’integrazione, almeno quanto quello contenuto nei tre brani successivi: “Buoni o Cattivi”, “La verità” e “Quante volte”. Sin qui la parte sociale.

Poi, praticamente senza tregua, una raffica di pezzi punk eseguiti alla maniera dei Clash o dei Ramones. Roba come “Asilo republic”, “Che cosa succede in città”, “Fegato spappolato, “Portatemi Dio”, “C’è chi dice no”, “Gli spari sopra” o “Ti taglio la gola”. L’atmosfera era inebriante, eccitante: tra il palco e la platea l’energia ha viaggiato a meraviglia. Nel repertorio anche alcune sorprese. Per esempio la canzone “Se è vero o no”, inedita in un concerto, tratta dall’album “Gli spari sopra” del 1993. E ancora “Vivere o niente”, che il Re degli stadi non faceva in un live dal 2011 e che adesso è tornata a essere tra le più intense e belle che abbia scritto.

Ma da un concerto di Vasco il pubblico – come è ovvio che sia – si aspetta anche tutte quelle ballad che lo hanno reso unico sin dagli anni Ottanta. E lui lo sa benissimo. Tanto che il terzo segmento del concerto è stato segnato da brani storici come “Rewind”, “Vivere”, “La nostra relazione”, “Tango della gelosia”, “Senza parole” e “Sally”. Le hanno cantate tutti, qualcuno con il nodo alla gola.

Le note di “Siamo solo noi” e la presentazione della band da parte di Diego Spagnoli (il direttore di palco) hanno annunciato che lo show si avviava al termine. Ma nel finale sono spuntati i tre grandi cavalli di battaglia del Blasco: in primis quella “Vita spericolata” composta proprio a Cagliari nell’estate
1982 e presentata nel febbraio successivo a Sanremo, dove si piazzò al penultimo posto. Poi “Canzone”, con il ricordo di Massimo Riva, storico chitarrista di Vasco, morto vent’anni fa esatti. E per chiudere “Albachiara”, praticamente un inno per tre generazioni, con i fuochi d’artificio.

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