Racconti dal balcone 

Le donne di Elvira Serra Tre generazioni di amore nelle estati a Capo Comino

Donne forti si raccontano dal balcone fiorito. A Gavoi la giusta sensibilità che accompagna un tema non semplice come la maternità e le sue tante emotività porta il nome di Elvira Serra, prima...

Donne forti si raccontano dal balcone fiorito. A Gavoi la giusta sensibilità che accompagna un tema non semplice come la maternità e le sue tante emotività porta il nome di Elvira Serra, prima giornalista (lavora da anni al Corriere della Sera) e poi scrittrice. Sarda e nuorese, origini di cui rivendica con orgoglio l’imprinting vive a Milano, ma lo spirito non è affatto stanziale. Le storie secondo la migliore tradizione giornalistica si vanno a cercare, così basta e avanza per alimentare il suo nomadismo da cronista. Lo scorso anno era stata lei ad intervistare gli ospiti nella fitta tre giorni mattutina, ieri si sono invertiti i ruoli e nel bell’angolo di granito di S’Antana ‘E Susu tra gerani colorati e vista lago è stata invece lei, autrice del libro “Le stelle di Capo Gelsomino” a essere stimolata da Alessandro Giammei.

Una conversazione basata sul suo romanzo (il terzo), ma anche su tanti altri temi piuttosto complessi e di stringente attualità. Gremito come sempre lo spazio riservato agli spettatori. Le sedie non sono bastate ad accogliere tutti e in tanti si sono accomodati per terra appena protetti da rettangoli d’ombra. Nelle prime file ha preso posto qualche minuto dopo l’inizio, accolta da un applauso, signora Ida, la vulcanica mamma della cronista e scrittrice, che osservava con occhi orgogliosi la figlia. Attenzioni ricambiate da Elvira serra, che l’ha più volte citata affettuosamente. Lei, ostetrica conosciutissima non solo a Nuoro, che ha fatto nascere migliaia di bimbi, è una delle tre donne (Lulù, appunto l’ostetrica) del romanzo a cui l’autrice si è ispirata nel raccontare tre generazioni di donne (la nonna Lulù, la madre Marianna e la figlia Chiara) legate indissolubilmente eppure così distanti. Sullo sfondo Capo Comino, una sorta di luogo dell’anima di Elvira Serra dove con la sua famiglia allargata da piccola ha trascorso le lunghe estati e torna tutt’ora per vacanze rigeneranti. L’autrice chiarisce subito un punto cruciale, il tema della maternità scritto da una non madre. «Una donna non è madre solo quando genera figli, mi fa arrabbiare tanto che spaccherei tutto quando sento dire che senza figli non si è completa. La maternità è tante cose: ascolto, accoglienza, capacità raccontare storie, saper ascoltare e incoraggiare, tante persone l’hanno detta nei miei confronti, penso di averlo fatto anche io. E io per esempio, tra le varie cose, sono madre dei miei figli letterari». Il libro ha un stile chiaro e preciso, pulito, Giammei lo definisce “terso”, con una serie di svolte narrative che danno sempre il giusto ritmo. «Sono principalmente una cronista, abituata a raccontare gli orizzonti che intravede. Il lavoro di gestazione e scrittura del romanzo ha ovviamente tempi diversi dalla narrazione giornalistica legata o ancorata alla realtà», dice. Poi sollecitata dalla domanda se ci siano per lei madri letterarie, risponde: «Sono una lettrice disordinata, il mio lavoro mi impone di leggere molto, anche cose fastidiose. Trovo molto interessanti i libri di Donatella Di Pietrantonio, che ho incontrato proprio l’anno scorso qua sul balcone. Mi piace molto. Poi, non posso non citare Grazia Deledda,
nuorese come me e nobel per la letteratura (unica donna). La sua storia e le sue storie sono tenaci, resilienti, è stata una donna che ha scelto (marito, di andare via e di scrivere). E a me le donne che scelgono piacciono molto. Non quelle che hanno un ruolo passivo o da vittima».

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