L’intervista. Angela Molina 

«Da Luis Buñuel a Paolo Zucca la mia vita come un grande set»

segue dalla copertina «Non conoscevo Paolo (a sinistra nella foto di Nanni Angeli) e ho scoperto una persona meravigliosa, sincera, con la quale spero di lavorare ancora. È un autore dal modo di...

segue dalla copertina



«Non conoscevo Paolo (a sinistra nella foto di Nanni Angeli) e ho scoperto una persona meravigliosa, sincera, con la quale spero di lavorare ancora. È un autore dal modo di raccontare unico». E di grandi autori Angela Molina se n’è intende. Nel corso della sua carriera, iniziata a 16 anni, ha collaborato con tanti maestri del cinema. A cominciare da Luis Buñuel che le ha regalato un ruolo grazie al quale è entrata nell’immaginario collettivo: la Conchita di “Quell'oscuro oggetto del desiderio” che è l'ultimo film del grande regista. «Era un genio – racconta l’attrice –, ricordo ancora quando ci siamo conosciuti, cercava la sua protagonista e dopo aver visto del materiale che mi riguardava fu organizzato un appuntamento a casa sua. Pioveva e io, che prima ero stata a una lezione di danza, mi presentai davanti alla porta con un cappuccio. Lui aprì, me lo tolse e mi disse: Ma tu da dove vieni? Poi ci sedemmo sul divano e parlammo di tutto: della vita, del cibo. La lavorazione del film fu fantastica e avrei dovuto recitare per lui, qualche anno dopo, in un'altra opera. L’ultima volta che lo vidi prima della sua morte mi disse di prepararmi per un progetto basato su un testo di Federico Garcia Lorca dove ci sarebbe stata, come mia madre, Sopha Loren. Mi ha lasciato con questo sogno». Oltre che con Buñuel Angela Molina ha lavorato con altri grandi autori spagnoli, come Pedro Almodovar (indimenticabile in “Carne trémula”) e Bigas Luna, ma anche tanti registi italiani straordinari: da Elio Petri a Luigi Comencini, da Marco Bellocchio a Lina Wertmuller (con un’interpretazione pluripremiata in “Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti”), da Giuseppe Tornatore ai fratelli Paolo e Vittorio Taviani. «Ho imparato tanto da tutti loro – aggiunge l’attrice – e dai personaggi che ho interpretato. Diventare altre persone aiuta a capire meglio se stessi e la vita».

Tra le decine di ruoli per il cinema anche quella di una donna sassarese, nella sua prima esperienza in Sardegna come attrice: quella per “Un delitto impossibile” di Antonello Grimaldi. «Ho dei ricordi bellissimi per il modo in cui Antonello ci ha immerso in questa storia misteriosa, ma anche per l’atmosfera generale. Ero con la famiglia e ci siamo goduti anche il posto, ricordo di aver mangiato come una regina a Sassari». Sono passati vent’anni da allora. Molte attrici
vivono male il passare del tempo, ma non è il suo caso. «La vita è fatta di diverse età. La bellezza della gioventù non c’è più ed è vero che non è facile accettare di perderla. Ma bisogna essere riconoscenti alla vita, rispettarla, amarla e vedere la bellezza sempre. Anche a cent’anni».

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