Il protagonista Gavino Ledda 

«Il pastore che interpreto è come un mio parente»

Chissà cosa avrebbe pensato Giulio Angioni vedendo l’amico Gavino Ledda recitare nei panni di Costantino Saru, personaggio centrale del romanzo che ha ispirato Salvatore Mereu per questo nuovo film....

Chissà cosa avrebbe pensato Giulio Angioni vedendo l’amico Gavino Ledda recitare nei panni di Costantino Saru, personaggio centrale del romanzo che ha ispirato Salvatore Mereu per questo nuovo film.

«Purtroppo non è più tra noi, ma sono convinto che non gli sarebbe dispiaciuto» racconta l’autore di “Padre padrone”, corteggiato a lungo dal regista di Dorgali prima di ottenere un sì arrivato quando Angioni era da poco scomparso. «Ero impegnato in altre cose – sottolinea Ledda – però alla fine Salvatore mi ha convinto. È venuto più volte a casa, l’ho conosciuto meglio e mi ha fatto leggere la sceneggiatura che non è infedele al libro, ma aggiunge anche cose importanti. Mi sono così reso conto che forse ne sarebbe valsa la pena perdere un anno per fare questo film». Quando manca ormai poco alla fine delle riprese, Gavino Ledda ne è ancora più convinto. Affrontare la fatica non è mai stato per lui un problema e anche a ottant’anni, che con la sua energia e un fisico asciutto certo non dimostra, sembra non pesargli troppo affrontare lunghe giornate sul set («Ne avrò fatte più di cento») e i ciak infiniti richiesti da Mereu per catturare la sequenza perfetta. «Salvatore è giustamente un regista rigoroso e il suo è un cinema particolare, nasce dalla sceneggiatura ma anche giorno per giorno. Ogni scena la proviamo decine di volte prima di girarla. Ci sono molti non attori e se da una parte questo crea delle difficoltà, dall’altra aiuta ad arrivare a una spontaneità che magari dagli attori professionisti non è sempre facile ottenere». Per Gavino Ledda non è comunque la primissima esperienza. A parte la breve apparizione nella trasposizione di “Padre padrone” diretto dai fratelli Taviani, nel 1984 aveva interpretato “Ybris” da lui anche scritto e diretto. «È stato un film poco fortunato, forse perché l’ho fatto come volevo farlo io. Ma un creativo secondo me deve sempre seguire la sua strada. Anche Salvatore fa così. Pur essendo allo stesso tempo autore e produttore, alla fine vince per fortuna l’autore. Consapevole dei rischi che corre». Un rischio si può considerare anche la scelta di Gavino Ledda come attore protagonista. O forse no, perché con Costantino Saru non mancano secondo lo stesso interprete dei punti in comune. «Per certi versi siamo parenti, sono d’accordo tutto sommato con lui.
Costantino è un vecchio pastore, ha fatto il pastore, e questa non è l’unica cosa che ci accomuna. Questa vicinanza con il personaggio credo mi abbia aiutato e spero di aver dato un buon contribuito alla realizzazione del film, grazie ovviamente alla guida di Salvatore». (f.c.)

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