La politica italiana, un paziente in coma

Un intreccio avvincente nel nuovo romanzo di Gianni Caria

È in corso il Festival “Sette sere sette piazze sette libri” che si tiene a Perdasdefogu, grazie all’ideatore Giacomo Mameli. Festival che, secondo un’indagine della Sapienza diretta da Mario Morcellini (ora commissario dell’Agcom) e presentata al Salone Internazionale del Libro di Torino, si colloca ai primi posti per organizzazione, ricaduta sociale sul territorio ed espressione di azione pubblica civica. Proprio il nesso cultura-territorio è stata la ragione che ha portato l’Associazione Italiana di Sociologia - Sezione Territorio a patrocinare detta iniziativa. Uno dei libri che verrà presentato è “Il Presidente addormentato” (Bibliotheka edizioni, Roma 2018) scritto dal Procuratore della Repubblica di Sassari Gianni Caria.

La storia contenuta nel libro ruota attorno al Presidente, pardon alla Presidente Anita Bertoli - a differenza dell’autore, mi permetto di essere tranchant e non discetto se sia meglio usare il maschile riferito al ruolo, o il femminile riferito a chi ricopre nel caso specifico questo ruolo - che ha un malore e giace “addormentata” su un letto di ospedale, sotto lo sguardo vigile e partecipe di un corazziere.

Il libro è denso ed è suscettibile di molte letture. Una prima è certamente di carattere istituzionale. Quali meccanismi mette in moto il caso di coma del Capo dello Stato? Cosa succede se chi deve indire le nuove elezioni (il Presidente del Senato) non procede in alcun senso? All’inizio c’è un via vai di presidenti in ospedale, che ben presto scompaiono dall’orizzonte della stanza dell’addormentata per rinchiudersi nei labirinti retorici della politica.

«Il Presidente del Senato entra nella stanza preceduto da due uomini della scorta. Il Presidente del Senato ha quasi un moto di sorpresa nel vedermi là, a fare un picchetto d’onore a un dormiente. Dopo una mezz’ora ecco il Presidente della Camera seguito dalla scorta e senza direttore sanitario mi guarda appena e va dritto al vetro. Il Presidente del Consiglio è il più anziano di tutti. Davanti al vetro toglie gli occhiali e si passa una mano sul volto. Si commuove» (p. 10 e seguenti). «Ma non viene più nessuno, ormai da due mesi. Anche il Comandante è sparito» (p. 30).

Questi ipotetici quesiti, in realtà, riflettono bene l’inerzia di una certa politica italiana per le questioni di fondo (qualunque esse siano), magari camuffate da un frenetico attivismo dietro il quale, però, c’è solo l’indifferenza verso la realtà. Disgraziatamente di esempi che vanno in questa direzione il cosiddetto governo del cambiamento ce ne offre tanti. Ma lo confesso, questa possibile lettura del libro di Caria, è quella che mi appassiona meno.

Una seconda lettura, a mio avviso più interessante, è quella che riguarda le storie dei due protagonisti: la Presidente e il corazziere hanno vissuti per certi versi paralleli, pur diversi per provenienza sociale e culturale. Entrambi hanno avuto un padre assente e una madre che non c’è mai stata. Entrambi hanno avuto l’appoggio e il sostegno di una figura terza: un ex collaboratore del padre (noto ex partigiano scomparso qualche anno prima) divenuto amante e sostegno fedele per l’una; la nonna sempre presente per l’altro.

«Ho provato a farmi raccontare di mia madre da mio padre. Non era semplice attraverso le telefonate che arrivavano a scadenza fissa come bollette del telefono. Ho provato a farmi raccontare di mia madre da mia nonna, rompendo così il voto del silenzio» (p. 54; p. 59).

Una terza lettura è legata all’attesa. Tema caro alla letteratura e all’arte, da Kafka a Beckett, da Buzzati a Camus. Nel libro di Caria l’attesa può essere per un padre “senza passione”, ma non per una madre che non è mai stata presente, dell’amante segreto Aldo che tutti i giorni sta immobile
nello spiazzo antistante l’ospedale, dell’infermiera Margherita che a un certo punto non andrà più a trovare il corazziere. Attesa sempre avvolta nel silenzio, che non sempre è d’oro. E lungo tutto il libro risuona il pensiero “What am I doing here?”

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