Perdasdefogu Il festival letterario 

Sergio Rizzo immagina l’Italexit I sindaci sardi: «Una disgrazia»

In un futuro distopico non troppo lontano da noi c’è un avvocato a capo del governo, si fonda il Psi (Partito sovranista italiano) e, dopo un incidente diplomatico con la Francia, si decreta l’exit...

In un futuro distopico non troppo lontano da noi c’è un avvocato a capo del governo, si fonda il Psi (Partito sovranista italiano) e, dopo un incidente diplomatico con la Francia, si decreta l’exit (catastrofica) dall’euro. La data fissata per il compiersi di un destino che appare ineludibile e che culminerà nella vendita dei monumenti e nel disastro è quella del 2 febbraio 2020. Lo scenario del romanzo “02 02 2020: la sera che uscimmo dall’euro”, del giornalista d’inchiesta e firma di Repubblica Sergio Rizzo, è un incalzante e per certi versi inquietante riferimento all’attualità politica. A questo scenario romanzesco ma non troppo lontano dal vero si avvicina con irriverente leggerezza Mario Sechi, neo direttore dell’Agi, che nella terza serata del festival letterario di Perdasdefogu “Settesere, settepiazze, settelibri” in piazza Longevità, si districa tra le spigolature del libro e dà il là a un confronto a tutto tondo con l’autore e con gli altri ospiti (i sindaci di Cagliari, Nuoro, Lanusei, Tortolì, Ozieri, Perdasdefogu e Villamassargia) sul rapporto tra l’Italia e l’Europa.

La presentazione del romanzo, la cui genesi viene raccontata da Rizzo («sappiate che l’idea mi è venuta quando ho visto che questa data cadeva di domenica e ho riflettuto sul fatto che le peggiori nefandezze politiche siano state compiute in questo giorno»), si rivela l’occasione buona per far esprimere gli amministratori locali che si alternano all’esibizione del gruppo musicale di Orosei Juntos. Paolo Truzzu, neo sindaco di Cagliari alla prima uscita pubblica, si dice europeista convinto ma si chiede: «È questa l’Europa che volevamo?». Riflessione condivisa da tutti a prescindere dall’appartenenza politica. Da Andrea Soddu, primo cittadino di Nuoro fresco di competizione elettorale per un seggio al parlamento europeo e ancora da Massimo Cannas (Tortolì), Davide Burchi (Lanusei), Mariano Carta (Perdas), Debora Porrà (Villamassargia) e Marco Murgia (Ozieri).

Condotti per mano da Sechi i primi cittadini si sono interrogati sul futuro di un’istituzione sofferente ma ancora in grado di recitare un ruolo importante e hanno cercato soluzioni per contrastare la preponderanza della finanza sulla politica ed evitare il conflitto tra tecnocrazia e democrazia. E tutti indistintamente hanno concordato sul fatto che l’uscita dalla moneta unica non sia la soluzione. Anzi. Così Rizzo che sventola una banconota da 5 euro, emblema di una rivoluzione ancora da compiere ma obbligata, è forse l’immagine
più forte di una serata che grazie all’ironia, assai efficace nello sdrammatizzare le previsioni più funeste (comprese quelle contenute nel libro), si è rivelata spassosa. «L’euro – sostiene il giornalista – è stata una grande idea, ed è l’unica strada per costruire un’Europa unita».

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