Aggius 

Il Museo dell’amore perduto

Nel nome è forse il più deandreiano dei musei del pianeta. Tuttavia, il Museo dell’amore perduto non è l’ennesimo tributo al grande cantautore genovese di cui quest’anno ricorre il ventennale della...

Nel nome è forse il più deandreiano dei musei del pianeta. Tuttavia, il Museo dell’amore perduto non è l’ennesimo tributo al grande cantautore genovese di cui quest’anno ricorre il ventennale della morte. Dirimpettaio del Meoc e a pochi passi da un altro museo molto frequentato (quello del banditismo), il Museo dell’amore perduto si trova ad Aggius, in pieno centro storico. Lo ha fondato Mario Saragato, fotografo di Aggius, che al tema degli “amori perduti” ha dedicato il suo ultimo libro, un book fotografico realizzato insieme a Chiara Cordeschi e a Sonia Borsato, autrice dei testi. È un museo e non una semplice esposizione di materiale fotografico perché quella di Saragato non è una mostra come tante altre, e non solo per il tema che sta richiamando l’attenzione di tanti visitatori.

Chi volesse raccontare la propria storia d’amore (una storia ormai finita e non necessariamente infelice) può mandarla ai curatori del museo, inviando una e scrivendo a margine poche righe di commento. C’è chi lo sta facendo e lo sta trovando catartico, perché forse per chiudere un amore non c’è altra soluzione che farne parola con qualcuno e costringersi a prenderne atto.

Il Museo trova spazio all’interno di un vecchio magazzino con la pavimentazione in terra battuta. Negli anni, prima di venire trasformato in esposizione museale, lo stabile ha ospitato i telai di un laboratorio tessile. «Sono pochi metri quadri – spiega Saragato – per rappresentare l’amore che finisce e raccontare sentimenti che si trasformano e svaniscono prendendo la forma di un addio, momenti che tutti abbiamo vissuto e che, seppur dolorosamente, ci formano».

Le foto in mostra sono ventitré e tutte raccontano storie di amori spezzati: dall’avventura estiva che diventa una relazione di sei anni, alla fine di una storia interrotta bruscamente per un tradimento o logorata dall’abitudine.

Il
Museo dell’amore perduto vive anche nella rete e così, attraverso facebook, Instagram e la posta elettronica (museoamoreperduto@gmail.com) è possibile mandare una foto e raccontare la propria storia. Purché sia d’amore e sia diventata un ricordo da condividere.

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