Nel mondo magico di Beppe Porcheddu

Una mostra a Bessude sull'opera multiforme dell'artista di origini sarde. Dalla sua creatività illustrazioni, giocattoli, ceramiche e pittura. Il mistero sulla sua fine

«C’è sul mio tavolo un libro quasi magico: un librone inverosimile di disegni in nero ed a colori, che pare davvero opera di un mago ch’io nella mia fantasia immagino furbo, burlone, poeta, buono, aristocratico, spiritoso, sognatore, sentimentale». Così scriveva Nicola Valle nel 1932 di Beppe Porcheddu il grande illustratore di origine sarda, cui Bessude ha dedicato una mostra che resterà aperta fino al 14 settembre, nelle splendide sale di “Sa domo de sas Damas”. «Un simpatico mago piccolo piccolo – proseguiva Nicola Valle – di cui mi piace immaginare anche un poco i gusti e le abitudini: dev’essere, per esempio, amante della solitudine e del silenzio e del buio per potersi isolare e pensare alle cose con animo dolce, per poter vedere il mondo e la realtà con occhi suoi, vederla più viva, non so se più vera, più bella o più tremenda o più dolcemente pietosa, ma vederla in fondo all’anima come in fondo ad un abisso, come dietro un velo di lacrime. … Infine, e qui non posso sbagliare, deve amare molto i bimbi: conosce, di tutto il vicinato, i più buoni ed i più belli; ma fra tutti ama quelli poveri e malaticci, fragili e delicati come petali».



Beppe Porcheddu era nato a Torino, il 1 maggio 1898. Il padre, Giovanni Antonio, ingegnere originario di Ittiri, è diventato famoso per aver introdotto, per primo in Italia, il cemento armato. Beppe manifesta fin da giovanissimo una spiccata attitudine al disegno. Nel 1924 si sposa con Margherita Bussolino, da cui avrà tre figli: due gemelle e un maschio. Collabora con numerose riviste, tra cui L’Illustrazione del Popolo, Scena Illustrata, Il Giornalino della Domenica. Illustra oltre 30 libri, tra questi, molto apprezzati, il Barone di Münchhausen e Pinocchio, che è considerato il suo capolavoro.



Si cimenta nella pittura, pubblicità, incisione, progettazione di giocattoli, decorazione di ceramiche per l’Ars Lenci. E’ sua anche la scenografia del film “Ettore Fieramosca”, di Alessandro Blasetti. Ma la firma del disegnatore di origine sarda si ritrova anche su coloratissime scatole di biscotti, decorazioni per arredamento, su stoffe dalle originali fantasie. Illustra anche alcune novelle di Grazia Deledda, e diventa anche un apprezzato disegnatore di fumetti. Durante la seconda guerra mondiale, nella sua casa di Bordighera, nasconde per più di un anno, due ufficiali inglesi. Uno di questi sposerà la figlia Giovanna. Nel 1947 trascorre il Natale a Roma, da un amico, per organizzare una mostra dei suoi dipinti. Il giorno 27 esce di casa e scompare per sempre. Lascia un messaggio alla moglie in cui chiede di non essere cercato. Risulteranno inutili tutte le indagini, e il questore dirà alla famiglia: «sparisce chi vuole sparire». Ma a 70 anni di distanza, rimane il mistero di quella scomparsa. Familiari, studiosi e amanti dell’arte di Beppe Porcheddu possono fare solamente ipotesi: morto? rapito? assassinato? caduto nel Tevere? Oppure fuggito, scomparso volontariamente? O, come ai più piace pensare, ritirato in un remoto monastero?

Ma ora Beppe Porcheddu può essere ritrovato, nella ricca mostra allestita a Bessude grazie alla passione e all’impegno ultra 25ennale di Filippo Pinna, oculista in Sassari. Dopo aver scoperto alcuni lavori del grande illustratore nei primi anni Novanta, Pinna si è appassionato alla sua arte, ed ha preso a collezionare tutto ciò che fossero opere dell’ingegno di Porcheddu.
 

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