Il Financial Times scopre l’arte di Maria Lai

Servizi sulla mostra allestita al Museo Maxxi di Roma anche sul quotidiano tedesco Handelsbatt  

SASSARI. Adesso è il Financial Times, quotidiano finanziario inglese, tra i più autorevoli e letti al mondo, a chiedersi perché Maria Lai sia stata scoperta solo dopo la sua morte («mainstream recognition has been too long»). In contemporanea con la mostra al Maxxi di Roma, anche un altro quotidiano finanziario, il tedesco Handelsbatt di Düsseldorf, parla su due pagine di «un'affascinante retrospettiva al centesimo compleanno dell'artista italiana: il mercato la ha a lungo considerata di prima classe». Bartolomeo Pietromarchi, curatore della mostra romana, commenta: «Onoriamo Maria Lai come figura centrale dell'arte contemporanea italiana».

Il giornale tedesco, con Regina Krieger, sottolinea: «La gallerista americana Marianne Boesky portò Maria Lai negli Usa, si rese conto del valore dell'artista sarda registrando i giudizi dei collezionisti. L’Art Basel Miami Beach nel 2017 ha segnato record. Il mercato delle sue opere è in crescita. Lai ha finalmente ottenuto l'attenzione che merita come artista eccezionale del dopoguerra». Il Financial Times (articolo di Rachel Spence) scrive: « Nel 1981, un'epoca in cui le performer femminili erano rare in Italia, Maria Lai mise in scena “To Tie Oneself to the Mountain”, con gli abitanti di Ulassai uniti alle loro case con nastri di stoffa blu legati alla montagna sopra il villaggio. Quattro anni prima della morte, ha installato 13 telai ad Aggius in un'azione che includeva anche musica, canto, poesia e filastrocche. Intitolato “Essere è tessere. La tessitura dà spettacolo”». Qualche settimana fa erano stati i principali quotidiani italiani (Il Corriere della Sera con Carlo Vulpio, Repubblica con Simonetta Fiori, La Stampa con Elena del Drago, Il Sole 24 Ore con Marinella Venanzi), a occuparsi della figura di Maria Lai. Negli stessi giorni ldella mostra romana scrivevano la Frankfurter Allgemeine Zeitung, il londinese Frieze, lo spagnolo El Cultural.

L'attenzione dei quotidiani finanziari dà valore aggiunto a un'artista contesa tra collezioni private e mostre pubbliche. Dietro questa “santificazione” (tardiva)
c'è soprattutto il lavoro metodico dell'archivio Maria Lai curato dalla nipote Maria Sofia Pisu e diretto da Eva Maria Borzoni. Con La Stazione dell'Arte che, sotto gli strapiombi di calcare dell’Ogliastra, offre ai turisti la griffe di una donna entrata nel Pantheon dell'arte mondiale.

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