Consolle da sballo l’estate dei deejay

Milano Marittima, Tomorrowland, Rocce rosse, Poetto, Costa Smeralda. Italia, Belgio, Sardegna. Dall’ex vicepremier a Gianluca Vacchi passando per il big Steve Aoki, è l’estate dei deejay. Da un mare...

Milano Marittima, Tomorrowland, Rocce rosse, Poetto, Costa Smeralda. Italia, Belgio, Sardegna. Dall’ex vicepremier a Gianluca Vacchi passando per il big Steve Aoki, è l’estate dei deejay. Da un mare di polemiche (per l’ex vicepremier) a un mare di gente: ad Arbatax la serata con Deejay time, Will Sparks, Aoki ed Emis Killa ha trascinato sotto il palco a ballare settemila persone. Gigi D’Agostino, deejay e producer ne ha fatti altri cinquemila. E sono numeri che battono quelli di tanti concerti jazz, rock, pop suonati con chitarre, trombe e batterie.

Vasco imprendibile, ma se si provasse a portare in Sardegna Tomorrowland, 400mila biglietti venduti, sarebbe una bella partita. Successo anche per il nostro Dj Fanni, prima del concerto di Salmo ad Arbatax. E ancora consolle riempipista a Baja Sardinia con un cartellone stratosferico con Black Coffeee, uno che ha suonato dappertutto, da Berlino a Ibiza sino all’Ultra di Miami e al Tomorrowland in Belgio. E poi Guy Gerber, dj e musicista elettronico israeliano, Martin Solveig, dj francese mago della house. È così via. A Cagliari “Poetto on air” ha proposto in spiaggia Dj Diesel, cioè una delle leggende del Nba, Shaquille O’ Neal. Tra gli ospiti anche la techno di Richie Hawtin, un altro dei beniamini della consolle. La riflessione è inevitabile: come è che ora si va a vedere gente che non suona e mette dischi? La risposta è affidata a uno che è deejay, ma anche tanto altro. Da giornalista a scrittore. Ma anche conduttore di programmi Rai di musica (tra gli altri Suoni e Ultrasuoni e Weekendance) che allora era “alternativa”, ma che poi (in qualche caso) è riuscita ad arrivare anche in cima alle classifiche, vedi Nirvana. Fabio De Luca il mondo dei deejay lo ha analizzato, anche con ironia e autoironia, nei volumi Discoinferno e Mamma, mamma volevo fare il deejay. Ora manda e spiega le sue scelte in un podcast che va in onda ogni martedì sera (ma che si può sentire quando si vuole) che si chiama The tuesday tapes. Sottotitolo, un’ora settimanale di musica profondamente sbagliata. Lì si mischiano - in modo tutt’altro che sbagliato - punk, new wave, italo disco e le nuove tendenze della dance. Gli eroi? Gente come Dj Rocca o Dj Tennis, italiani che spopolano nei club di mezzo mondo.

Un progetto emblematico? “Too many deejays, Soulwax”. A De Luca è affidato il deejay set della prima delle tre serate dell’ultima tranche di “Here I stay”, festival in programma a Nurri dal 20 al 22 settembre. Musica di qualità. Quel giorno saliranno sul palco tra gli altri anche i Massimo Volume, icone della musica rock italiana. «È sempre – spiega De Luca – una situazione un po’ bizzarra perché il dj arriva dopo i concerti che hanno, rispetto al deejay set, un tipo di fruizione completamente diversa. Rispetto alla classica serata da club in questi casi si cavalca un’onda emotiva molto potente: il compito del dj da un lato è più facile, dall’altro però bisogna stare in sintonia con l’energia lasciata dalla band». Collaborazione, e non rivalità, tra chi suona e chi mette i dischi. «Direi che non c’è vera e propria concorrenza – spiega – che ci sia coesistenza pacifica è dato per assodato dagli anni Novanta. È stato un passaggio interessante ed epocale: i Chemical Brothers, per fare un esempio, facevano una musica che univa mondo delle band e mondo dei deejay. La competizione è superata». Solo musica fatta da altri? «I deejay più bravi – aggiunge – riescono a fare qualcosa di unico anche utilizzando musica di altri. Penso a Two many djs. La loro scaletta può essere anche composta da brani che puoi ascoltare su una compilation di Spotify. Ma nessuno mette insieme quei dischi come fanno loro, magari pescando i trenta secondi perfetti e definitivi di un brano. Accostamento e re-edit cambiano tutto: la bravura è come quella di chi fa un assolo di chitarra». Poi c’è lo show. «Non solo musica – spiega – vai a vedere Steve Aoki perché sai che a un certo punto tirerà le torte. Vai a Tomorrowland per un’esperienza multisensoriale: c’è un contesto con il castello delle streghe, proiezioni incredibili, anche troppo per certi versi». La musica sarda? De Luca ha conosciuto e passato (alla radio) Joe Perrino
alla fine degli anni Ottanta. Mentre ora l’eroe dell’isola è Salmo. «Già – ricorda –, Joe Perrino and the mellowtones. Ma io ricordo anche un altro gruppo fantastico, i Vapore 36, si ispiravano ai Microdisney. Salmo è uno dei più bravi in Italia: è contemporaneo e sul palco è strepitoso».

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community