“Lercio”, l’anima sarda delle bufale più irriverenti

Dietro le quinte del sito web satirico con Gianni Zoccheddu e Alessandro Cappai: «All’inizio ci prendevano sul serio, adesso non si fidano e leggono tutto l’articolo»

OLBIA. In Italia, Lercio è stato il precursore di quella concezione di satira che naviga sul web a colpi di post. A tutti gli effetti, il primo grande sito satirico capace di raggruppare milioni di seguaci, quasi tre ad oggi tra Facebook, Instagram e Twitter. Notizie non vere, volutamente esagerate, che ci mettono poco a diventare virali. Sfondo rosso e scritta in bianco, Lercio, che nel nome e nella grafica fa il verso a “Leggo”, ha aperto i battenti nel 2012. Per internet, un’era geologica. Ha colpito subito nel segno e sette anni dopo è ancora il punto di riferimento nel settore, nonostante siano cresciuti a dismisura i siti e le testate satiriche. E insieme a loro, «molti siti che si spacciano per satirici ma che sono dei veri contenitori di diffusione di bufale e fake news»: ne parlano Gianni Zoccheddu e Alessandro Cappai, due autori sardi di Lercio – che, si scopre adesso, ha preso forma proprio nella nostra isola.

L'idea. I due sono stati ospiti nello scorso fine settimana a Olbia, in una serata organizzata dal locale Party e Bustiano Piras, artista reggae noto come Dr. Boost. “Lercio live show” è il format già collaudato che fa conoscere in ogni parte d’Italia i circa venti autori del sito. «E’ uno spettacolo che cambia spesso, siamo legati all’attualità perciò anche le battute cambiano – spiega Gianni –, all’inizio c’era qualche titubanza, non siamo attori e non recitiamo, però siamo riusciti a creare uno spettacolo con diversi momenti». Vengono proiettati gli articoli degli ultimi giorni, quelli più divertenti, vengono divisi in rubriche in base agli argomenti. Lui è di Marrubiu, Alessandro di Cagliari, hanno iniziato assieme nell’ottobre del 2012. «Veniamo dalla palestra di Luttazzi – ancora Zoccheddu – e avevamo creato un gruppo di battute, “Acido lattico”, mai riuscito ad emergere più di tanto». «Tra di noi c’era anche Michele Incollu, un ragazzo sardo, di origini di Lanusei, che ci ha presentato il progetto di Lercio. Eravamo tutti entusiasti, era qualcosa di diverso. E questa volta si parlava di articoli lunghi». La modernità si rifà alla tradizione, e anche loro citano i pionieri, le riviste satiriche come “Il Male”, “Cuore”, “Il Vernacoliere”.

Satira e bufale. Articoli lunghi, si diceva, ma che proposti sul web hanno incontrato un primo ostacolo: «All’inizio le nostre notizie venivano prese sul serio – così Gianni, e Alessandro gli fa da eco –, la gente legge solo i titoli»: croce e delizia di siti e testate giornalistiche. «Ad esempio nello spettacolo la nostra rubrica “Boccaloni” mostra una serie di commenti di tutte le persone che hanno preso per veri alcuni articoli diventati virali – commentano i due –. Anche se in un secondo momento questa cosa ha avuto l’effetto contrario: ora molte persone, anche dall’esperienza di Lercio, hanno imparato che se ci si ritrova di fronte a un titolo strano occorre verificare e magari leggere l’articolo intero». Oggi il mondo delle notizie che navigano su internet combatte quotidianamente col pericolo delle bufale, «La concorrenza fa piacere, noi non abbiamo inventato nulla, l’importante è che non si confonda chi fa satira con chi diffonde fake».

Riuscire a far ridere. Col tempo, Lercio ha creato un proprio stile. Battute fulminee, che funzionano. Dietro, raccontano Alessandro e Gianni, c’è un lungo processo: «La prima regola è che nessuno pubblica la propria battuta, e prima di essere pubblicata viene discussa da tutti, è un passaggio che dura anche due o tre giorni». Come si capisce quando una battuta può piacere? Sul processo creativo, Zoccheddu si basa sui fondamenti principali: «La satira è retorica, ci sono figure che funzionano sempre, l’esagerazione, l’inversione stile “uomo morde cane”, poi c’è la sensibilità e l’abitudine del comico. Come in altri ambiti devi avere talento ed esercitarti, e copiare. Tutti copiano da tutti – spiega –, in più abbiamo ormai una forma consolidata che è quella del titolo del giornale, hai delle regole precise e la brevitas, questo
aiuta: si sa che la battuta più è breve e più è forte». Annuisce al suo fianco Alessandro, che aggiunge: «Prima di tutto deve far ridere te stesso, poi il confronto è fondamentale, tuttavia fino a quando non viene pubblicata non sai se la battuta è in grado di arrivare a tante persone».

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