Presi gli autori del pestaggio e della rapina al portapizze
di Gian Mario Sias
Sono tre ragazzi tra i 20 e i 23 anni, tutti di Alghero: il giovane era stato attirato in una trappola La svolta a due mesi e mezzo dal grave episodio, il gip ha disposto la detenzione domiciliare
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ALGHERO. Avevano attirato un “porta pizze”, loro coetaneo, con l’inganno. E quanto era arrivato l’avevano aggredito, minacciato e rapinato.
A distanza di due mesi e mezzo da quella sera di fine settembre, Giovanni Tilocca, 23 anni, Antonio Doppiu, 20 anni, e Andrea Sechi, 23 anni, tutti di Alghero, sono stati individuati come i responsabili di quella rapina. Ieri gli agenti del commissariato cittadino della polizia di Stato ha eseguito i provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Sassari, che ha disposto per loro gli arresti domiciliari.
La vittima, uno studente di vent’anni che fa l’Università in una città del nord Italia, uno tranquillo, che aveva approfittato dell’estate e della pausa delle lezioni e degli esami per farsi qualche soldo in più da tenere in tasca, era stato ripulito. Gli aggressori avevano simulato l’ordine di alcune pizze, ma la richiesta si è rivelata solo una scusa per farlo andare in quel posto in cui poi è stato un gioco da ragazzi immobilizzarlo, prendergli il portafogli e il telefonino e scappare nel buio.
Gli uomini del commissariato di via Kennedy, ai quali il giovane aveva raccontato l’accaduto, si erano subito mossi sulle tracce dei tre giovanissimi, sui quali ora si sta indagando per capire se sono i responsabili di altri episodi di microcriminalità verificatisi in quelle settimane ad Alghero.
L’aggressione era avvenuta dopo le 23 del 27 settembre. Una delle pizzerie da asporto più conosciuta, apprezzata e frequentata di Alghero stava per chiudere quando era arrivata un’ultima telefonata. Il mittente non risultava: numero sconosciuto, diceva il display del telefono fisso della pizzeria. La persona che raccoglieva le richieste di consegna a domicilio aveva preso nota e, come d’abitudine, aveva chiesto un numero di contatto in caso di ritardi o altri disguidi. La voce dall’altra parte del telefono aveva scandito le cifre di una qualsiasi utenza telefonica domestica e aveva fornito senza il minimo tentennamento l’indirizzo: via Marconi angolo via Sebastiano Satta.
Il ventenne aveva preso le pizze, era salito in sella allo scooter e si era diretto lì, ma una volta arrivato aveva faticato a trovare il portone del palazzo, nascosto dal cantiere per il rifacimento della facciata. Si era addentrato tra i ponteggi e qualcuno era arrivato alle sue spalle e gli aveva affondato un oggetto sul collo. All’improvviso si erano parati davanti due persone, volti nascosti dai cappucci delle felpe scure e dagli scaldacollo. «Dacci i soldi e il telefonino», gli avevano intimato a più riprese. Il ragazzo voleva ribellarsi, ma alla fine aveva consegnato tutto. I tre erano scappati. La vittima si era lanciata all’inseguimento, ma di quei tre nessuna traccia.
A distanza di due mesi e mezzo da quella sera di fine settembre, Giovanni Tilocca, 23 anni, Antonio Doppiu, 20 anni, e Andrea Sechi, 23 anni, tutti di Alghero, sono stati individuati come i responsabili di quella rapina. Ieri gli agenti del commissariato cittadino della polizia di Stato ha eseguito i provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Sassari, che ha disposto per loro gli arresti domiciliari.
La vittima, uno studente di vent’anni che fa l’Università in una città del nord Italia, uno tranquillo, che aveva approfittato dell’estate e della pausa delle lezioni e degli esami per farsi qualche soldo in più da tenere in tasca, era stato ripulito. Gli aggressori avevano simulato l’ordine di alcune pizze, ma la richiesta si è rivelata solo una scusa per farlo andare in quel posto in cui poi è stato un gioco da ragazzi immobilizzarlo, prendergli il portafogli e il telefonino e scappare nel buio.
Gli uomini del commissariato di via Kennedy, ai quali il giovane aveva raccontato l’accaduto, si erano subito mossi sulle tracce dei tre giovanissimi, sui quali ora si sta indagando per capire se sono i responsabili di altri episodi di microcriminalità verificatisi in quelle settimane ad Alghero.
L’aggressione era avvenuta dopo le 23 del 27 settembre. Una delle pizzerie da asporto più conosciuta, apprezzata e frequentata di Alghero stava per chiudere quando era arrivata un’ultima telefonata. Il mittente non risultava: numero sconosciuto, diceva il display del telefono fisso della pizzeria. La persona che raccoglieva le richieste di consegna a domicilio aveva preso nota e, come d’abitudine, aveva chiesto un numero di contatto in caso di ritardi o altri disguidi. La voce dall’altra parte del telefono aveva scandito le cifre di una qualsiasi utenza telefonica domestica e aveva fornito senza il minimo tentennamento l’indirizzo: via Marconi angolo via Sebastiano Satta.
Il ventenne aveva preso le pizze, era salito in sella allo scooter e si era diretto lì, ma una volta arrivato aveva faticato a trovare il portone del palazzo, nascosto dal cantiere per il rifacimento della facciata. Si era addentrato tra i ponteggi e qualcuno era arrivato alle sue spalle e gli aveva affondato un oggetto sul collo. All’improvviso si erano parati davanti due persone, volti nascosti dai cappucci delle felpe scure e dagli scaldacollo. «Dacci i soldi e il telefonino», gli avevano intimato a più riprese. Il ragazzo voleva ribellarsi, ma alla fine aveva consegnato tutto. I tre erano scappati. La vittima si era lanciata all’inseguimento, ma di quei tre nessuna traccia.
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