Spaccio di droga, l’agente scarcerato dal giudice

Il poliziotto Dimaio ai domiciliari, fuori da Bancali anche Giosué e Giorgia Sechi In tutto sono quindici le persone arrestate dal personale del commissariato

ALGHERO. Il poliziotto Pasqualino Dimaio esce dal carcere e va agli arresti domiciliari. Così come Giorgia Sechi, algherese di 50 anni, e Giosuè Sechi, 41 anni, gestore di un circolo privato a Sassari.

Ieri mattina il gip Michele Contini, accogliendo le richieste degli avvocati difensori Antonio Secci, Elias Vacca e Nicola Lucchi, ha firmato l’ordinanza che ha di fatto consentito agli indagati di lasciare il carcere di Bancali. I tre erano stati arrestati, insieme ad altre dodici persone nell’ambito dell’operazione “Rewind” su un traffico di droga (eroina e cocaina in particolare) condotta dal personale del commissariato di polizia di Alghero e coordinata dal procuratore della Repubblica Gianni Caria. Dieci erano finiti in carcere e cinque ai domiciliari.

Spacciatori intercettati al telefono e microspie installate all’interno dei posti di lavoro avrebbero consentito di accertare una fiorente attività di smercio di sostanze stupefacenti che a un certo punto aveva coinvolto anche un assistente capo del commissariato di polizia di Alghero accusato di aver riferito all’amico imprenditore Corrado Usai (anche lui arrestato) dell’esistenza di posti di controllo congiunti delle forze dell’ordine. Informazione che avrebbe permesso, sempre secondo l’accusa, a Usai e ai suoi “compagni” di spaccio di agire indisturbati.

«Ritenuto che comunque permangono i gravi indizi di colpevolezza» precisa il giudice «è possibile ritenere affievolite le esigenze cautelari originariamente indicate, consentendo la sostituzione della misura con quella degli arresti domiciliari».

Per quanto riguarda il poliziotto Dimaio, il gip sostiene che «pur non riconoscendo le proprie evidenti responsabilità nella commissione dei reati contestati, è un soggetto da ritenersi non inserito stabilmente in attività criminali e l’applicazione delle misure cautelari in atto nei confronti degli altri indagati, oltre alla propria, costituisce un sicuro deterrente in ordine alla possibilità di reiterazione di reati della stessa specie».

Giorgia Sechi, invece, (moglie di Giovanni Canu, anche lui arrestato) per il giudice «ha sicuramente svolto un ruolo marginale nella realizzazione dei reati contestati, prendendo le “distanze”, in sede di interrogatorio di garanzia, dal compagno Giovanni Canu». Mentre il sassarese Giosuè Sechi «anche a fronte del suo ruolo di gestore di un circolo privato, è un soggetto che svolge (anche) attività lavorativa lecita e, attualmente, con l’applicazione delle misure cautelari nei confronti degli altri indagati, è privo della possibilità di continuare lo svolgimento di quelle (attività lavorative) illecite (spaccio di sostanze stupefacenti). Restano invece in carcere Ibba, Porceddu, Stefani, Canu, Usai, Porcu e Berria. Mentre gli indagati che erano già ai domiciliari (Cireddu, Piras, Paddeu, Sedda e Gianolso) sono stati sottoposti ieri all’interrogatorio di garanzia.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes