Crac Capo Caccia, l’ex patron patteggia

La bancarotta dell’hotel 4 stelle. Tre anni e 10 mesi per Marocchi: sì del collegio nonostante il parere sfavorevole del pm

ALGHERO. Si è chiuso con un patteggiamento a tre e anni e dieci mesi l’intricato procedimento penale a carico di Gianni Marocchi, ex patron dell’hotel Capo Caccia, accusato di bancarotta in concorso insieme all’immobiliarista Vittorio Casale e a Francesco Vizzari (per questi ultimi due il processo invece continua). Altri due imputati – Daniele (Danny) Degli Esposti, direttore dell’albergo e braccio destro di Marocchi, e il commercialista algherese Andrea Delogu – avevano scelto il rito abbreviato e a febbraio dell’anno scorso sono stati condannati a tre anni e sei mesi di reclusione ciascuno.

Si parla della famosa inchieste della guardia di finanza coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu, sulla presunta distrazione di gran parte del patrimonio mobiliare e immobiliare della Capo Caccia Resort Srl e della Roden Srl, che secondo l’accusa gli imputati avrebbero fatto confluire in altre società riconducibili o gestite da loro stessi. Secondo una iniziale stima fatta dalle fiamme gialle, ammonterebbe a 15 milioni di euro il danno causato all’erario da una metodica spoliazione della M.G. Srl, la società che gestiva l’albergo, dichiarata fallita dal Tribunale civile di Sassari il 27 settembre del 2011. Ma gli imputati avrebbero anche «distratto e dissipato il patrimonio della società Capo Caccia Resort srl, dichiarata fallita con sentenza del 21 ottobre del 2013. Patrimoni di cui – secondo le indagini – Marocchi aveva di fatto continuato a mantenere la gestione e dei quali aveva continuato a godere dei beni».

La posizione di Gianni Marocchi ha seguito un iter processuale differente (rispetto a quella degli altri imputati) che ieri si è concluso con un patteggiamento proposto dal suo avvocato Edoardo Morette e accolto dal collegio presieduto dal giudice Mauro Pusceddu, nonostante il parere sfavorevole del pubblico ministero.

La storia processuale. Marocchi viene dapprima imputato per la bancarotta relativa alle società M.G. srl e Capocaccia Resort S.R.L., in concorso con Vizzari, Casale, Delogu e Degli Esposti. Arrestato nel 2013 (come tutti gli imputati eccetto Delogu) viene rinviato a giudizio e formula una prima richiesta di patteggiamento, ma il pubblico ministero la rifiuta.

Il processo approda allora in dibattimento e qui la posizione di Marocchi viene stralciata per l’accoglimento di una eccezione di nullità della notifica avanzata dall’avvocato difensore Morette.

Nel frattempo Marocchi viene imputato di bancarotta anche per il fallimento della società Roden s.r.l., società che – nelle more della procedura fallimentare a carico delle altre aziende del gruppo – aveva gestito l’Hotel Capo Caccia negli anni dal 2010 al 2012. Anche in questo caso il Marocchi avanza una seconda proposta di patteggiamento, ma anche questa viene rifiutata dal pm. Come nel processo precedente Marocchi sceglie di andare a dibattimento. Davanti al collegio presieduto dal giudice Mauro Pusceddu (a latere Sergio De Luca e Giulia Tronci) i due processi, su istanza del legale difensore e del pm, vengono riuniti.

A questo punto l’avvocato Morette propone una nuova richiesta di patteggiamento che non solo riunisce le due precedenti, ma abbraccia anche quella relativa a una vecchia sentenza per bancarotta emessa nel 2016 e già passata da tre anni in giudicato. Secondo il difensore è infatti possibile ritenere uniti dalla continuazione sia i reati del processo in corso e sia quelli precedentemente conclusi, anche se con sentenza definitiva. La pena finale viene quindi quantificata in tre anni e 10 mesi. Ma l’11 giugno il pm, chiamato a prestare il consenso, lo rifiuta, ritenendo la pena assolutamente esigua. Il difensore insiste, anche con il parere contrario. E si arriva a ieri quando il collegio ha sciolto la riserva applicando all’imputato la pena richiesta con il patteggiamento. Una vittoria, per la difesa, anche perché una pena entro i quattro anni consente a Marocchi di accedere a misure alternative alla detenzione. Una sconfitta, invece, per le parti civili (il Condominio Eurotel Capo Caccia, il suo presidente Francesco Biasion e l’avvocato Andrea Piredda). In presenza di un patteggiamento, infatti, non è prevista la liquidazione di alcun risarcimento.

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