Chiara e Raul: dalla Spagna ad Alghero senza poter fare il test per il Covid

Chiara e Raul brindano dopo l'esito negativo del tampone

Il racconto di una coppia proveniente da una delle zone a più alto rischio. «Giorni in attesa dell'esito del tampone, tra indicazioni fake e telefoni muti»

ALGHERO. «Non mi importa per i 4 dei 10 giorni di ferie persi - dice Chiara - mi dispiace aver provato sulla mia pelle che i controlli anti-Covid per chi arriva da paesi a rischio non agevolano chi vuole seguire le regole». Chiara Colasanti, giornalista, nata ad Alghero da una famiglia non sarda e residente a Barcellona, racconta «un'odissea», ovvero lo strano iter dei controlli che ha dovuto affrontare per raggiungere i genitori che trascorrono metà dell'anno nella Riviera del Corallo, che adorano, costringendo lei e il compagno catalano Raül Calderero a restare in casa da domenica sino a giovedì mattina in attesa dell'esito del tampone. Negativo, per fortuna, e festeggiato con un bel brindisi. «Avremmo voluto fare il test prima di partire - premette - ma ci è stato comunicato l'obbligo troppo a ridosso. Sapevamo però che a Fiumicino avevano predisposto i box per eseguirli».

Decollo da Barcellona domenica 16, arrivo alle 13 allo scalo di Roma: «Qui scopriamo che i test li fanno, è vero, in due ore sai se sei negativo e libero di circolare, ma non a chi è in transito come noi. E che dobbiamo rivolgerci all'Asl della zona di arrivo, Sassari, anche perché in quei giorni ancora non era stato predisposto il test all'aeroporto di Alghero». Morale: è stato consentito di muoversi in giro per l'Italia a due turisti provenienti dalla Spagna, considerata area a rischio. Così, già alle 16 di domenica, Chiara chiama il numero verde dell'Ats con l'intenzione di prenotare il tampone e guadagnare tempo. «Ci rispondono che entro 48 ore ci chiameranno dall'Asl di Sassari - racconta - È sera quando atterriamo e i miei ci portano a casa ad Alghero, da dove non possiamo uscire e dove facciamo di tutto per evitare rischi per mamma e papà usando mascherine e distanziamento. Trascorre l'intero lunedì senza che nessuno ci cerchi. Provo a chiamare l'Igiene pubblica di Sassari, c'è sempre la musichetta di attesa. Solo una volta mi rispondono, ma subito riattaccano e la musica ricomincia... Chiamo l'Unità di crisi: non risponde nessuno». In preda all'incertezza, Chiara prova col numero dell'Igiene pubblica di Alghero: «Ci forniscono un altro numero di cellulare. Ma quando lo digito, dall'altra parte c'è un signore toscano: "'un so 'he dirle, mi arrivano centinaia di telefonate, 'un c'entro nulla". Poveretto, mi avevano dato il contatto di un privato».

Verso le 19,30 finalmente qualcosa si sblocca: risponde il cellulare dell'unità di crisi. «È fatta? Macchè. All'altro capo mi dicono di non avere davanti le agende degli appuntamenti e di richiamare l'indomani alle 9. Devo ricorrere alla tecnica della respirazione joga per evitare di urlare, mi ripeto: stanno facendo il loro lavoro, stanno facendo il loro lavoro...» Arriva martedì 18: «Chiamo in anticipo alle 8,40, una ragazza molto gentile vuole darmi appuntamento per l'indomani, ma le faccio presente che ho già atteso tanto. "C'è un buco alle 11,30...", mi propone allora. Arriviamo, le dico. Mentre sono già in auto per raggiungere Sassari, alle 10,30 arriva la chiamata che attendevo da domenica e quando gli spiego che ho già un appuntamento sembrano non credermi, vogliono parlare per forza con Raül». I due arrivano all'ex ospeale psichiatrico di Rizzeddu dove riescono a fare il sospirato tampone nel drive-in predisposto, in attesa un bel po' di auto. «Quindi torniamo a casa rassegnati ad attendere "almeno 48 ore", ci avevano avvisato. Ma sapendo che almeno saremmo stati finalmente tranquilli, per noi e i miei genitori. Io ero abituata: ero già al quarto isolamento da marzo...».Poi, giovedì, arriva la mail («abbiamo dovuto ritelefonare noi per dargli il nostro indirizzo») con il risultato negativo e il liberi tutti.

«Resta un po' di sconcerto per i giorni persi e un'organizzazione che è evidentemente diversa tra le Regioni. Un'amica che è andata a Venezia ha potuto prenotare in anticipo e ha perso solo un giorno. E mi chiedo: se io che sono italiana e pratica della zona ho trovato tante difficoltà, come farà uno straniero che non ha idea di come muoversi "in loco" e non parla la lingua? Credetemi, per l'isola non è un bel biglietto da visita».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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