Scoperto l'arsenale dei bracconieri, allevatore arrestato

Armi clandestine, lacci, munizioni per la caccia di frodo

Blitz dei forestali del nucleo investigativo provinciale in un ovile nel cuore del parco regionale di Gutturu Mannu

ASSEMINI. Un piccolo arsenale di armi clandestine per la caccia di frodo e una quantità enorme di lacci per la cattura di cinghiali e uccelli sono stati trovati dagli uomini del Nucleo investigativo provinciale di Cagliari e della stazione di Capoterra, coordinati dal commissario Fabrizio Madeddu, ad un allevatore di Assemini con l’ovile a Gutturu Mannu, all’interno dell’omonimo Parco naturale regionale. Salvatore Pinna è stato arrestato e rinchiuso nella casa di reclusione circondariale di Uta.

L’uomo era tenuto sott’occhio da diverso tempo dai ranger e questa mattina lo hanno visto e fermato vicino all’ovile con a tracolla un fucile calibro 20 di completa fattura artigianale, con il colpo in canna caricata a pallettoni. Immediata la perquisizione dell’area dell’ovile e dello stesso stazzo, con il ritrovamento del piccolo arsenale clandestino: un altro fucile sempre calibro 20 artigianale monocanna, una doppietta calibro 12 Benelli con matricola abrasa ed inoltre vario armamentario per il bracconaggio, tra cui una balestra con diversi dardi, una carabina calibro 4.5, una pistola scacciacani priva del tappo rosso, 350 lacci già confezionati per la cattura di cervi e cinghiali, 3.500 lacci per l’uccellagione, attrezzatura per la fabbricazione di strumenti di cattura e per la fabbricazione di munizioni, tra cui 4 chilogrammi di pallini di piombo.

L’uomo, che non ha opposto alcuna resistenza è stato dichiarato in arresto per il reato di porto e detenzione di armi clandestine e, su disposizione del pubblico ministero Marco Cocco, accompagnato al carcere di Uta a disposizione del giudice per le indagini preliminari.

Con questa ennesima operazione, gli uomini del Corpo forestale ritengono di avere assestato un duro colpo al fenomeno del bracconaggio nell’area protetta del Sulcis . E’ convinzione infatti dei ranger che l’ovile di Pinna, per la posizione strategica all’interno della foresta demaniale nonché all’interno del Parco regionale, costituiva un punto di riferimento non solo per le attività illecite dello stesso ma anche per altri bracconieri che trovavano un utile appoggio per catturare la selvaggina.

L’operazione interamente coordinata, come tante altre nel recente passato, dal Servizio ispettorato di Cagliari, si inquadra nell’attività di contrasto del fenomeno della caccia di frodo in generale a tutela della fauna selvatica e della biodiversità che caratterizza le aree naturali della Sardegna ed in particolare il Parco regionale.

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