Terrorismo islamico, scoperta cellula di Al Qaeda a Olbia

Uno dei presunti terroristi islamici rintracciato a Olbia (foto Giovanna Sanna)

Diciotto ordinanze di custodia cautelare nel blitz condotto dalla Digos di Sassari sotto il coordinamento del Servizio nazionale antiterrorismo e la procura distrettuale di Cagliari in collaborazione con altre sei province italiane

CAGLIARI. Diciotto ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo con base operativa a Olbia in un'inchiesta generata dalla Digos di Sassari nel 2005 ed estesa a tutta Italia: il blitz cominciato di oggi 24 aprile che ha portato all'arresto di dieci persone impedisce che vengano messi a segno attentati già programmati. È stato accertato che la strage del 2009 nel mercato di Peshawar in Pakistan fu ordita a Olbia dalla cellula che a tutti gli effetti era una base operativa da cui partivano uomini, mezzi e programmi per commettere azioni terroristiche contro il regime pakistano in assoluta sintonia con Al Qaeda e i Talebani. Nel 2010 a Roma fu accertata la presenza di due kamikaze per un attacco al Vaticano, anche in quell'occasione giocò un ruolo la cellula "olbiese".

Gli arrestati per il momento sono dieci: a Olbia, oltre al leader religioso Khan Sultan Wali, di 39 anni, sono Khan Imitias e Muhammad Siddique. A Roma Mir Niaz, mentre l’imam Zulkifal Hafiz Muhammad, uno dei capi dell’organizzazione, è stato fermato a Verdellino, in provincia di Bergamo. A Foggia gli uomini della Digos hanno bloccato Ridi Yahya Khan e a Sora (Frosinone) Zaher Ul Haq. A Civitanova Marche sono finiti in manette Shah Zubair e Ghani Sher.

La Polizia di Stato di Macerata ha arrestato nel pomeriggio il decimo componente dell'organizzazione terroristica islamista al centro di un'indagine della Digos di Sassari. Gli investigatori della Digos di Macerata hanno individuato l'uomo, un quarantaseienne pakistano, all'interno di uno stabile di Porto Recanati, dove da tempo vivono numerose persone di diversa etnia. Si tratta del terzo arresto di un pachistano eseguito oggi nelle Marche nell'ambito dell'inchiesta sarda.

Terrorismo, le perquisizioni in casa di alcuni sospettati

L’indagine è partita nel 2005 dopo una perquisizione al porto di Olbia per sospetta presenza di esplosivo nel bagaglio di un passeggero pachistano. Dagli approfondimenti e interrogatori svolti in quell’occasione gli inquirenti trovarono elementi interessanti per proseguire le indagini, tra questi un foglietto in cui in lingua farsi erano riportati i versi di un voto al martirio.

Questo e molto altro è emerso dalla conferenza stampa organizzata a Cagliari dalla procura distrettuale sul blitz attuato stamani e che ha portato in carcere una parte dei stranieri individuati tra la Sardegna e la Penisola, fra questi l'imam di Bergamo che aveva un ruolo importante nel recuperare fondi per il terrorismo in Pakistan. Alla conferenza hanno partecipato il procuratore capo Mauro Mura, il sostituto procuratore Danilo Tronci, il questore di Sassari Pasquale Errico e il dirigente della Digos Mario Carta

Terrorismo islamico: la pianificazione di numerosi attentati nella cellula "olbiese"

Continua e complessa l'attività della cellula per favorire l'immigrazione dalle zone calde all'Italia. C’è infatti anche il traffico di esseri umani tra le accuse della procura di Cagliari. I pachistani finanziavano le attività terroristiche in Pakistan organizzando i viaggi dei migranti, in particolare dal Pakistan. Ogni persona pagava dai sei ai settemila euro per attraversare il Mediterraneo, soldi che venivano poi inviati nei paesi d’origine per acquistare armi e ordigni esplosivi, come gli zainetti utilizzati dai «martiri» di Allah

Terrorismo islamico: scoperta la cellula di Al Qaeda a Olbia

Il reperimento delle risorse avveniva anche tramite collette organizzate tra le comunità islamiche del nord Sardegna, con periodiche raccolte di fondi, ufficialmente destinate a scopi umanitari. Gli inquirenti hanno avuto riscontri di numerosi viaggi per portare il denaro (ventimila euro alla volta) nei paesi di origine degli arrestati.

Durante la conferenza stampa è emerso anche il coinvolgimento di un imprenditore olbiese compiacente per l'offerta di lavoro necessaria ai permessi di soggiorno. Analogo comportamento da parte di altri imprenditori nel Lazio e nelle Marche. Una delle imprese individuate ha lavorato nel cantiere G8 della Maddalena.

L’attività investigativa della polizia ha permesso di riscontrare come il gruppo provvedeva ad alimentare la rete criminale anche attraverso l’introduzione illegale sul territorio nazionale di cittadini pakistani o afghani, che in certi casi venivano destinati verso alcuni Paesi del nord Europa.

In alcuni casi l’organizzazione faceva ricorso a contratti di lavoro con gli imprenditori compiacenti in modo da poter ottenere i visti di ingresso. In altri casi percorreva la via dell’asilo politico facendo passare i migranti, attraverso documenti e attestazioni falsi, per vittime di persecuzioni etniche o religiose.

L’organizzazione forniva supporto logistico e finanziario ai migranti irregolari assicurando loro patrocinio verso i competenti uffici immigrazione, istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e sim, contatti personali. Dall’indagine della Digos di Sassari sono emerse intercettazioni dalle quali risulta che due membri dell’organizzazione hanno fatto parte della rete di fiancheggiatori che in Pakistan proteggevano Osama Bin Laden.

Cellula Al Qaeda a Olbia: i retroscena dell'inchiesta della Digos di Sassari

Le ordinanze di custodia sono a carico di appartenenti ad «un’organizzazione dedita ad attività criminali transazionali, che si ispirava ad Al Qaeda e alle altre formazioni di matrice radicale sposando la lotta armata contro l’Occidente e il progetto di insurrezione contro l’attuale governo in Pakistan». La strategia degli atti terroristici compiuti - spiegano gli investigatori - era quella di «intimidire la popolazione locale e di costringere il governo pachistano a rinunciare al contrasto alle milizie talebane e al sostegno delle forze militari americane in Afghanistan».

Altra fonte di finanziamento: l'attività dell'imam. Altro denaro infatti veniva recuperato dall'imam del movimento pietistico Tabligh Eddawa (Società della Propaganda) o tramite i membri dell'organizzazione che viaggiavano su comuni voli  oppure in maniera occulta con il sistema cosiddetto «hawala». Si tratta di un meccanismo di trasferimento valutario e occulto, basato sul legame fiduciario diffuso nelle comunità islamiche europee.

Tale sistema consente di trasferire una somma di denaro all'estero consegnandola ad un terminale presente nello Stato estero, detto «hawaladar», che fornisce un codice identificativo segreto. I beneficiari della rimessa, tramite tale codice, possono prelevare la somma presso l'«hawaladar» della sede di destinazione.

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