Graziano Mesina: "Dovevo andare all'Isola dei famosi, altro che droga"

Graziano Mesina al processo in Tribunale (foto Mario Rosas)

Gli avvocati difensori nell'aula della seconda sezione del Tribunale hanno illustrato interessi e occupazioni dell'ex primula rossa del banditismo sardo per smontare le ipotesi dell'accusa su sequestri progettati e reti criminali di smercio di sostanze stupefacenti

CAGLIARI. Graziano Mesina, ex primula rossa del banditismo sardo, aveva accettato di partecipare al reality show «L’isola dei famosi». L’ex ergastolano era dunque disposto ad allontanarsi per diversi mesi dalla Sardegna e dall’Italia circostanza improbabile se, come sostiene l’accusa, fosse stato ai vertici di un’organizzazione criminale che trafficava droga fra l’isola e il continente e progettava sequestri.

È questa la circostanza evidenziata dai difensori dell’ex re del Supramonte - gli avvocati Maria Luisa Vernier e Beatrice Goddi - che stamane, davanti alla seconda sezione del tribunale di Cagliari, hanno anche ricordato tutte le attività lecite del loro assistito: da quella di guida turistica a quella di intermediario per la compravendita di case e villette in Costa Smeralda. Professioni che gli avrebbero garantito il tenore di vita che stava conducendo prima dell’arresto quando viaggiava in Porsche accompagnato da un autista.

Durante il dibattimento lo stesso Mesina - presente stamane in aula - ha anche preso la parola per spiegare il passaggio di un’intercettazione telefonica dove si esprimeva in sardo. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 4 giugno.

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