I carabinieri recuperano 600 reperti archeologici in un anno

Alcuni degli oggetti recuperati e presdentati durante la conferenza stampa

Il bilancio del Nucleo Tutela patrimonio culturale nelle aree di Cagliari e Oristano

CAGLIARI. In un anno di attività, il 2018, i carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale di Cagliari hanno recuperato e sequestrato 596 reperti archeologici e denunciato all’autorità giudiziaria 52 persone. Ma sono complessivamente oltre 3.000 i beni culturali (archeologici, beni archivistico-librari, oggetti ecclesiastici e opere d’arte contraffatte) i pezzi del tesoretto recuperato dagli specialisti dell’Arma diretti dal maggiore Paolo Montorsi. I dati delle attività svolte e i risultati sono stati illustrati dallo stesso maggiore Montorsi, dalla soprintendente di Cagliari e Oristano Maura Picciau e dalla coordinatrice della sezione archeologica della soprintendenza Gianfranca Salis.

Tra i reperti recuperati, sequestrati nell’ambito delle attività di controllo finalizzate alla regolarizzazione della posizione dei privati detentori di tali beni, svolte in collaborazione con i funzionari archeologi della Soprintendenza di Cagliari, ci sono quelli provenienti da due distinte collezioni private, in cui spiccano per particolare interesse storico-scientifico alcuni bronzetti di epoca nuragica, gioielli e vasellame di vario tipo riconducibili alle culture nuragica, punica e romana.

C’è poi il sequestro, eseguito presso un ignaro antiquario di Cagliari, di 39 beni ecclesiastici asportati nel mese di marzo 2018 dalla chiesa campestre di “Centro 2 Sassu” di Arborea. I manufatti sono stati restituiti alla comunità parrocchiale nel mese di settembre, mentre la persona che li aveva venduti all’antiquario è stata denunciata all’autorità giudiziaria per ricettazione. Tra gli oggetti recuperati spiccano per valore devozionale alcune statue in gesso, raffiguranti immagini sacre.

Altro recupero di rilievo è la restituzione all’Archivio storico Diocesano di Cagliari di un documento d’archivio del 1592, contenente il Processo Canonico intitolato “Informacion recebida sobre la invencion y milagros de la santa imagen de la santissima virgen de Buenayre”, unitamente alla traduzione in italiano di fine ‘800 - inizi ‘900, con cui l’Arcidiocesi di Cagliari riconobbe ufficialmente la storia ed i miracoli attribuiti alla statua di Nostra Signora di Bonaria, attualmente custodita nell’omonima basilica.

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