Gergei ricorda la figura dell'artista Mario Cesare

Domenica finale di MaCè 2019 con una estemporanea di pittura e un pranzo nelle strade del paese

GERGEI. Si concludono domenica 29 settembre con una estemporanea di pittura, gli eventi di "MaCè 2019" ,  serie di manifestazioni organizzate nel mese di settembre a Gergei dall'Associazione Mario Cesare, pittore e poeta scomparso nel paese del Sarcidano nel 2012 a 87 anni. Gli artisti iscritti al premio Mario Cesare saranno chiamati, ognuno con la propria poetica e linea di espressione, ad interpretare temi caratteristici del territorio di Gergei, relativamente a differenti aspetti: il paesaggio naturale, il centro abitato, gli usi, i mestieri, le tradizioni, le forme simboliche della civiltà sarda.

Una vera e propria galleria d'arte a cielo aperto che coinvolgerà il paese e gli artisti per una intera giornata, con la possibilità di esplorare il paese, le campagne, la quotidianità degli abitanti e riprodurli ognuno secondo la propria sensibilità artistica. I partecipanti avranno infatti tutta la giornata per dipingere, mentre la premiazione si svolgerà dopo le ore 18, con un montepremi totale di 3500 euro.

Un quadro di Mario Cesare

L'estemporanea di pittura si svolgerà interamente nella giornata di domenica 29 settembre nel territorio di Gergei con l'intermezzo del pranzo sociale, “MaCè, prangiu e caffè”, dalle 13 alle 15. Il pranzo rappresenterà il punto di connessione fra l'arte e le potenzialità enogastronomiche del territorio: curato dall'antropologa del cibo Alessandra Guigoni, è un vero e proprio omaggio alle pietanze identitarie del piccolo borgo rurale, e vede come protagonista Su Succu de Gergei, gustoso e sostanzioso primo piatto, accompagnato da specialità locali e dolci della tradizione.  Si svolgerà con tavole apparecchiate sulle strade, come vuole la tradizione de "Is Bixinausu".

Il programma di manifestazioni dedicato a Mario Cesare si era aperto il 14 settembre con il convegno  “Non chiamatemi artista, né poeta”, articolandosi poi in molteplici momenti di creatività e studio, di conoscenza del territorio del Sarcidano e di esperienze artistiche e sensoriali sotto il segno di un pittore e scultore ancora poco conosciuto dal grande pubblico, ma che è considerato dalla critica il “Van Gogh della Sardegna”: Il tutto sotto il segno dell’Associazione Culturale a lui intitolata.

Le attività collaterali di “MaCè” sono proseguite il 21 settembre con una serata dedicata ai giovanissimi con lo spettacolo Bingo Bongo e la partita di bolle di sapone a cura della Compagnia teatrale I barbaridiciridicoli in Piazza P. Ollanu. Da segnalare che dalle ore 9,00 alle ore 18,00 sarà in funzione un servizio di info Point e bus-navetta alla scoperta delle ricchezze del territorio di Gergei: alle Cantine, gli Oleifici, al Museo Marate, al Nuraghe Is Paras, ai Laboratori Artigiani della zona.

Panorama notturno di Gergei


L'ideale chiusura del concorso di pittura avverrà invece nelle giornate del 5 e 6 ottobre, quando si svolgerà la Mostra temporanea delle opere partecipanti all’estemporanea di pittura, a cura dello storico dell’arte Alessandro Pilia presso la chiesa di Santa Barbara a Gergei.

Nato nel novembre 1925 a La Mure (Grenoble), città nella quale l’anno prima i genitori, Giorgio Cesare e Assunta Coppo, insieme con il figlio primogenito Antonio, si erano trasferiti dalla Sardegna, Mario Cesare giunse in Sardegna a nove anni, nel 1934. La famiglia si stabilì a Gergei (Sud Sardegna), paese natio del padre, dal quale lo stesso Mario non volle mai allontanarsi. La sua produzione durò poco più di un quindicennio: iniziata negli ultimi anni Sessanta si concluse nel 1985.

Paesaggi e strade campestri, uomini e donne al lavoro nei campi di grano, pastori raffigurati di spalle mentre guidano le greggi di pecore e vanno incontro allo spettacolo di una natura incontaminata, cestai, ciabattini, massaie impegnate nelle faccende domestiche, bambini al ritorno da scuola, le comari intente a scambiarsi pettegolezzi nelle strette vie del paese sono le tematiche maggiormente frequentate da Mario Cesare. Del tutto assente, nella sua produzione, è anche solo un accenno al folklore locale. Dai suoi dipinti emerge, piuttosto, la volontà di documentare la vita quotidiana, passata e presente, della propria comunità mediante un uso singolarmente espressivo del colore, che ricorda la visione del mondo propria dell'Espressionismo.

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