L'Australia con gli Stati Uniti: "No ai missili cinesi sugli atolli"

Una parata militare a Pechino

Protesta di Canberra contro l'ipotesi di militarizzazione dell'area da parte di Pechino

SIDNEY. L'Australia si affianca agli Stati Uniti nell'esprimere preoccupazione per il dispiegamento da parte della Cina di missili in isole artificiali in aree contestate del Mar Cinese Meridionale. La ministra degli Esteri australiana Julie Bishop ha espresso la «preoccupazione» di Canberra se fossero vere le notizie in materia, perché un tale sviluppo sarebbe in violazione delle promesse di Pechino di non militarizzare quelle postazioni, e anche della responsabilità della Cina come membro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

«Qualsiasi azione per militarizzare unilateralmente postazioni nel Mar Cinese Meridionale andrebbe contro tale responsabilità e tale ruolo», ha aggiunto. Le dichiarazioni di Bishop fanno seguito agli avvertimenti degli Usa verso una mossa strategica cinese che comporterebbe la postazione di missili cruise antinave e di missili terra-aria in atolli nelle isole Spratly, che sono rivendicate anche da Vietnam e Taiwan. E che confermerebbe come la Cina sia intenta a estendere la sua influenza per migliaia di chilometri al di là delle sue sponde.

Secondo notizie della rete CNBC, che cita fonti dell'intelligence Usa, i missili sarebbero stati dispiegati negli ultimi 30 giorni in strutture artificiali in tre barriere coralline, dette Fiery Cross Reef, Subi Reef e Mischief Reef. Se confermato, il dispiegamento sarebbe il primo da parte cinese nell'arcipelago Spratly. E i missili potrebbero colpire navi entro un raggio di 630 km, mentre i missili terra-aria potrebbero colpire aerei, droni e anche missili cruise entro un raggio di 340 km. Gli sviluppi legati alle isole Spratly sono stati discussi in colloqui di difesa lo scorso weekend a Canberra fra alti funzionari australiani, americani e Giapponesi.

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