Sos scuole: così gli edifici italiani sono sempre più a rischio

Austerità, inefficienze e deroghe: in uno dei paesi più a rischio sismico e idrogeologico d’Europa quasi l’87% delle scuole non si sono ancora adeguate alle correnti norme antisismiche, il 38.6% non ha ancora il certificato di collaudo statico, il 53.7% non possiede quello di agibilità. Questi sono i dati messi a disposizione dal Ministero dell'istruzione nel portale lanciato a ottobre sull'edilizia scolastica. In collaborazione con Giornalettismo

Un Paese fragile

Un territorio fragile, sempre più esposto agli eventi atmosferici e geologici estremi e a una crisi climatica che sembra bussare alle nostre porte prima del previsto. Eppure la prevenzione stenta a decollare, a partire dai più piccoli. Numeri (del Miur, nel portale lanciato a ottobre con l'anagrafe dell'edilizia scolastica) alla mano, molte scuole italiane non presentano i requisiti essenziali per garantire la sicurezza dei nostri studenti. Secondo gli ultimi dati elaborati da Legambiente il 40% degli edifici necessita di manutenzione straordinaria urgente. Una situazione non uniforme, ma che da Nord a Sud interessa quasi tutte le aree del Belpaese. In Italia 7 milioni di persone sono esposte al rischio di frane e alluvioni ricorrenti, mentre meno di 1 comune su 10 può dichiararsi completamente esente dai rischi connessi a questi fenomeni atmosferici. Stime che peggiorano ancora di più se si pensa ai terremoti. Tutti ricordano le terribili immagini dei sismi che hanno distrutto l’Aquila e Amatrice, ma per avere un’idea dell’esposizione sismica del nostro Paese è necessario pensare che, degli oltre 190 mila terremoti registrati dagli anni ‘90, ben 45 hanno avuto una magnitudo superiore a 5. Secondo una mappa realizzata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per Save the Children, circa il 70% delle province italiane ricade in aree a media o alta pericolosità sismica. È il prezzo di vivere in un paese ancora geologicamente giovane e, per molti versi, ancora in formazione. E dove il tributo della mancata messa in sicurezza degli edifici pubblici, potrebbe purtroppo essere anche alto.

 

Se si escludono esempi virtuosi, come quello di Mantova, l’unica amministrazione italiana ad aver realizzato indagini di vulnerabilità sismica e aver verificato i solai di tutti gli edifici scolastici, gran parte del Paese è esposto infatti a un rischio che, senza scomodare terremoti o eventi atmosferici estremi, tocca più aspetti della quotidianità di studenti, docenti e personale scolastico.

 

Agibilità e stabilità delle scuole italiane

Attenendosi ai numeri di Edilizia Scolastica , il portale del Miur dedicato ai dati anagrafici delle nostre scuole, si scopre che il 53.7% degli edifici italiani (21.669 istituti) è sprovvisto del certificato di agibilità. Ma di cosa parliamo? L’agibilità indica il rispetto delle normative, nazionali e locali (regionali, provinciali, comunali), riguardanti le condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti. È quindi un concetto trasversale che racchiude le condizioni base che preservano la salute, il benessere e le pari opportunità di studenti, dirigenti scolastici e corpo docente. Sul dato pesa sicuramente un’evidenza: circa 23.334 scuole, ovvero più della metà di quelle presenti nel nostro Paese, sono state costruite prima del 1975. Sono quindi edifici realizzati prima dell’introduzione di norme fondamentali per la sicurezza, come quelle sul collaudo statico o quelle antisismiche. Ma se le condizioni di partenza non sono ideali, l’adeguamento alle normative attuali rimane carente soprattutto per quello che riguarda il Sud e il Centro. Nel Lazio circa l’89% delle scuole non possiede un certificato di agibilità, discorso analogo per oltre il 79% delle scuole sarde, il 77% di quelle calabresi, il 72% di quelle abruzzesi e il 71% delle siciliane. E la dinamica si basa quasi sempre sul rimpallo di responsabilità tra edifici scolastici ed enti locali: “Con la legge 23 del 1996 gli edifici scolastici sono tenuti ad adeguarsi alle norme vigenti in materia di agibilità, sicurezza e igiene. Dal 2000 i titolari delle scuole sono i dirigenti scolastici, ma gli enti chiamati alla gestione della manutenzione e degli interventi sono i comuni e le province” spiega Roberta Fanfarillo responsabile dei dirigenti scolastici per la FLC CGIL “Succede che i dirigenti scolastici segnalano all’ente competente tutte le mancanze, anche grazie all’ausilio di un Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione. Si fa in sostanza un calcolo dell’indice di rischio e vengono chieste misure di adeguamento ai comuni. Questa operazione viene spesso reiterata di anno in anno, perché solitamente gli enti locali non hanno le risorse per intervenire e la manutenzione slitta così all’anno successivo”. Un effetto domino che può durare decenni e che, dalla Crisi in poi, sembra spesso irreversibile: “Prima in estate si mettevano a posto le scuole e si facevano i singoli lavori di manutenzione che poi sarebbero serviti nel corso dell’anno. Ora no e il prezzo alla lunga si paga. Si pensi che nel 2012 venivano spesi quasi 30mila euro a edificio per la manutenzione straordinaria. Nel 2017 questa spesa passa a quasi 25 mila euro. La crisi ha eroso ben 5mila euro”.

Nel grafico sotto le percentuali di scuole senza percentuale di agibilità e collaudo statico nelle diverse regioni italiani. Spuntare in alto a sinistra sulla legenda per visualizzare i due diversi tipi di valori

 

E i dati non sono migliori per quanto riguarda il cosiddetto “collaudo statico”, un certificato normativo introdotto nel 1971 per verificare la stabilità strutturale degli edifici costruiti. Un accorgimento quindi importantissimo in una terra sismica e sottoposta a un elevato rischio di dissesto idrogeologico. Eppure il 38.6% delle scuole italiane ne è sprovvisto, con regioni che presentano dei picchi preoccupanti. È il caso del Lazio,con 66.9% degli edifici scolastici che non possiede questo tipo di certificato. E i dati non autorizzano a dormire sonni tranquilli nemmeno in regioni sismiche come l’Abruzzo dove non lo ha il 50.5%, Sicilia (51.3%), Calabria (50.4%), Sardegna (59%) . Le ragioni sono, come al solito, le condizioni strutturali di arretratezza dei nostri edifici scolastici: “Abbiamo molte scuole che sono situate in edifici storici e soprattutto al Sud e nelle Isole, esistono tanti stabili che vengono adattati a scuole, ma sono molto spesso privi di cemento armato e di collaudo statico” spiega Roberta Fanfarillo.

 

Scuole e terremoti: un binomio che spaventa


Una situazione che diventa addirittura drammatica se si pensa alla sismicità italiana e a tutti agli edifici costruiti dopo l’introduzione della normativa tecnica antisismica che, nel tempo, non si sono adeguate alle nuove regole di prevenzione. La stragrande maggioranza delle scuole italiane non rispetta le odierne misure antisismiche, parliamo di 34.906 istituti su su 40.160 attivi, ovvero l’86.9%. Dati che diventano ancora più allarmanti se pensiamo alle zone più a rischio. In Italia ci sono circa 2976 istituti dislocati in zone ad alto rischio sismico (zona 1), il 7.6% del totale e 14.467 scuole (pari al 36% del totale) in zone a rischio medio-alto (zona 2). Le scuole prive di adeguamenti antisismici sono spesso dislocate in aree dove il rischio terremoti è molto elevato. L’esempio più eclatante è quello della Calabria: quasi la totalità delle scuole della Regione si trovano in zone considerate ad alto rischio eppure l’84% è sprovvisto di certificazione antisismica e circa la metà (il 50.4%) non ha il certificato di collaudo statico. Di queste quasi il 60% sono dislocate su un territorio dove il rischio di terremoti è estremamente elevato (zona1).

Percentuale delle scuole italiane in zona 1 per provincia: cliccando sull’area interessata si può visualizzare quante scuole sono in possesso di misure antisismiche

Una situazione che diventa drammatica nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia: la totalità delle scuole di queste aree si trovano in zona sismica 1, la più rischiosa, ma rispettivamente appena il 15% e il 16% degli edifici si sono adeguati alle vigenti norme antisismiche. Una situazione che si mantiene critica anche per la provincia de L’Aquila con oltre il 78% delle scuole in zone ad alto rischio. Anche qui, nonostante il recente terremoto del 2009, solo il 35% degli edifici adeguati alle norme antisismiche. Una costante che interessa tutta la dorsale appenninica del centro-sud, da Isernia a Cosenza. E se a un conclamato rischio sismico non corrisponde spesso una maggiore prevenzione, il rapporto sembra essere invece talvolta inversamente proporzionale.

 

Del resto la storia in Italia è spesso, per dirla con Montale, “magistra di nulla che ci riguarda”. “Pensiamo alla strage di San Giuliano di Puglia (la scuola molisana dove, nel corso di una scossa sismica morirono 27 bambini e un'insegnante in seguito al crollo del soffitto un edificio scolastico N.D,R.). Era il 2002 e all’epoca si pensava avremmo avuto tempo per mettere in sicurezza i nostri edifici e invece spesso mancano anche le basi” sottolinea Vanessa Palucchi, vicepresidente di Legambiente. E la “basi” coincidono con la prevenzione: “Il dato allarmante è che spesso mancano anche le indagini diagnostiche basilari, moltissime scuole non hanno nemmeno il certificato di vulnerabilità sismica che è obbligatorio, ed è fondamentale per valutare il rischio sismico. L’altro dato significativo è che manca il monitoraggio rispetto ai cornicioni e i controsoffitti, due degli elementi più a rischio in caso di evento sismico. Dai nostro dati emerge che solo il 19% delle scuole ha verificato i solai”.

Terremoti: il rischio da Nord a Sud

E anche per altre regioni la situazioni è assai critica: si trovano su un terreno sismico classificato come medio-alto (zona2) oltre il 95% delle scuole marchigiane, ma meno del 25% delle scuole della regione sono a norma per quanto riguarda le misure antisismiche. Una condizione che riguarda le province di molte grandi città italiane come Roma, Napoli, Palermo, Catania, ma in generale larga parte del Centro-Sud Italia. In Umbria le scuole su terreno sismico di rischio alto e medio-alto sono il 92%, a fronte di meno del 12% di edifici a norma per quanto riguarda le misure antisismiche, un discorso valido anche per regioni come Sicilia, Campania, Basilicata, Molise, Lazio e Abruzzo. “Si consideri che spesso gli interventi da effettuare sono talmente ingenti che è preferibile la demolizione e la ricostruzione” sottolinea Vanessa Palucchi. Una dinamica che si va a innestare, ancora una volta sui nuovi equilibri creati dalla crisi, ma spesso anche sulle inefficienze dei politici nostrani: “Le amministrazioni faticano molto a mantenere in bilancio i fondi per la manutenzione ordinaria e gli interventi per la prevenzione dei sismi non sono stati quelli preponderanti tra il 2014 e il 2018. C’è da dire però che non sempre, quando i finanziamenti ci sono, vanno a buon fine.In alcuni casi i cantieri vengono chiusi senza portare a compimento le opere di adeguamento: su 2700 avviati negli ultimi anni per opere di adeguamento o miglioramento sismico, ne sono stati portati a termine meno della metà. Servirebbe un ente per il monitoraggio dell’edilizia scolastica, cosa che era stata predisposta ai tempi del governo Renzi”.

Percentuale delle scuole italiane in zona 2 per provincia: cliccando sull’area interessata si può visualizzare quante scuole non sono in regola con le nuove misure antisismiche

 

Ma se, anche in questo caso, sembra esistere un sottile confine che divide le regioni del Nord da quelle del Sud, è tutto lo stivale a essere in condizioni critiche per quanto riguarda il contrasto alla sismicità. Quasi il 50% delle scuole friulane si trovano in zone considerate ad alto o medio rischio, ma oltre il 73% degli edifici friulani non è adeguato alle nuove norme antisismiche. Un’osservazione valida per la Valle D’Aosta, regione che ha quasi il 75% degli edifici in zone considerate a rischio medio-alto (ma oltre l’85% delle scuole è sprovvisto di norme antisismiche), ma anche per Emilia Romagna e Toscana e per molte province del nord, come quelle di Treviso, Udine e Belluno e Pordenone. E i problemi spesso non si fermano solo ai terremoti: sono circa 23,799 le scuole che non si sono adeguate all’odierna normativa antincendio e non sono in possesso di un certificato di prevenzione; parliamo di circa il 60% degli istituti scolastici italiani. Un dato che è un vero e proprio simbolo dello stato della nostra scuola: “Il decreto antincendi, risale al 1992 ed è stato prorogato di anno in anno, l’adeguamento doveva diventare effettivo nel 2018, ma è stato ulteriormente prorogato”. Le motivazioni? Ancora una volta molti i comuni non avrebbero i fondi per adeguarsi alle nuove norme e quindi scatta l’ennesima deroga, sulla pelle di tutti. A partire, come spesso capita, su quella delle nuove generazioni.