Quirinale, fumata nera anche dopo la seconda votazione per il presidente della Repubblica

La presidente del Senato Casellati e della Camera Fico durante la seconda votazione

Mattarella e Maddalena i più votati con 39 preferenze. Schede bianche 527 su 978 schede scrutinate

ROMA. Ancora una fumata nera, per il secondo giorno delle votazione per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. C'è stata ancora una volta una valanga di schede bianche: 527. Meno di quelle della giornata dìapertura, in cui erano state 672. In totale, fra le 978 schede scrutinate (su 1009  elettori aventi diritto), si contano anche 163 voti dispersi e 38 schede nulle. Hanno preso il maggior numero di voti, 39 preferenze, il presidente della Repubblica uscente Sergio Mattarella e l'ex magistrato Paolo Maddalena. Tra i sardi,  tre voti sono andati a Ugo Cappellacci. Si riprende domani 26 gennaio, con la terza votazione, ma alle ore 11.

E' stato il giorno delle rose per il Quirinale. Quella a tre petali del centrodestra (Moratti, Pera, Nordio) e quella che il centrosinistra valuta a lungo di contrapporre nel vertice pomeridiano di Letta, Conte e Speranza per poi decidere di no, bocciando la terna degli avversari che non porta alla «condivisione» anche se è «un passo avanti» nel dialogo, che dovrà proseguire domani. Nella terna di Salvini, Meloni e Tajani - partorita nel giorno della ormai certa seconda fumata nera - c'è un petalo coperto, il più prezioso: la presidente del Senato Elisabetta Casellati, che lo stesso Salvini evoca: «ha già in sè la dignità di essere una possibile scelta» in quanto seconda carica dello Stato, chiamata il 3 febbraio al ruolo di supplenza di Sergio Mattarella nel caso di mancata fumata bianca.

Questo petalo coperto, di fatto, indebolisce già la corsa degli altri tre che comunque Enrico Letta si premura di definire «nomi di qualità», prima di bocciarli. Coperto forse ancora anche il nome di Frattini, che per Salvini «è follia definire filorusso». Ma nella rosa ci sono forse più spine che petali per il centrosinistra, perchè il leader della Lega - dopo il no secco a Berlusconi - già avverte: «non possono solo dire no no no». Giorgia Meloni chiede «rispetto» al centrosinistra, che peraltro «ha espresso almeno 4 degli ultimi Capo dello Stato». Dalla terna si scarta Tajani, reggente di Fi, e si invoca dialogo e assenza di pregiudizi, giacchè «nessuno dei nomi fatti ha in tasca la tessera di partito».

Letta, Conte, Speranza valutano a lungo se contrapporre loro nomi o no, mentre scorre lo spoglio della seconda votazione con centinaia di schede bianche. Ma oggi è anche il giorno dei 468 morti di Covid, della grave crisi russo-ucraina, delle emergenze (bollette, pnrr, patto stabilità). Per questo Salvini rimarca più volte «da Draghi non vado a chiedere poltrone ma a parlare della vita reale, perchè si schierano soldati e carriarmati e se si chiudono i rubinetti del gas l'Italia resta al buio». Conte a sua volta cerca di tenere a bada i 5s chiedendo «al timoniere, a cui abbiamo affidato la nave in difficoltà, di restare al comando». «Il mio ruolo non è difendere il destino dei singoli ma l'interesse del paese», si contrappone esplicitamente a Letta, che si era dato il compito di «proteggere Draghi».

Chissà se la bocciatura dei nomi del centrodestra porterà di nuovo al centro delle manovre Draghi - ieri attivissimo e oggi assai meno esposto - e magari di nuovo ancora Mattarella, di rientro da Palermo. Un altro 'papabilè, Casini , oggi sul web mette una foto di sè ventiduenne e con chioma nerissima, con la chiosa «la passione politica è la mia vita». E intanto Renzi mette fretta: «si voti due volte al giorno, manca una regia come nel 2013, non è il momento delle rose ma del coraggio di votare un nome». (ANSA).

WsStaticBoxes WsStaticBoxes