Atlantia apre alla vendita di Autostrade: “Ma l’operazione non sia un esproprio”

Ipotesi sul taglio delle quote dei Benetton. La società non esclude l’ingresso di altri privati

ROMA. Una proposta più delle altre, alla fine del primo vertice a palazzo Chigi sul dossier Autostrade, sembra convincere il governo: portare Atlantia a lasciare le quote di controllo di Aspi in favore di Cassa depositi e prestiti, F2i e altri fondi delle casse di previdenza, aumentando gli investimenti e abbassando strutturalmente le tariffe. Nelle due ore di confronto tra Giuseppe Conte, la ministra dei Trasporti Paola De Micheli, quello dell’Economia Roberto Gualtieri e i capi delegazione dei partiti di maggioranza, sono stati illustrati gli enormi fascicoli prodotti dal Mit, che partono dall’analisi della precedente gestione Castellucci e si concludono con tre proposte risolutive. Oltre alla più convincente, che riguarda la vendita di quote su cui insiste il M5S, restano sul tavolo sia la revoca delle concessioni, sia il pagamento di un indennizzo da parte di Autostrade, con la costruzione di opere compensative e altri investimenti da inserire nel piano finanziario. Troppo dura, per Pd e Italia viva, la prima opzione; troppo debole, per M5S e Leu, la seconda (che resta invece la favorita da De Micheli).

Non si è ancora parlato di cifre, perché Conte – dopo aver preso ieri in mano le redini - ha chiesto di tenere separati i due livelli: «Prima decidiamo la strada da prendere, poi entriamo nei dettagli economici». Ma dal capo delegazione del Movimento, Alfonso Bonafede, sarebbe arrivata un’indicazione precisa sulla necessità di vedere i Benetton uscire «danneggiati» da questa trattativa, anche se non si dovesse passare da una revoca. Vederli perdere il controllo di Autostrade, come caldeggiato dai viceministri Stefano Buffagni e Giancarlo Cancelleri, viene considerato un giusto riequilibrio dal M5S, che ieri sera ha riunito sul dossier il suo vertice. Restano, però, ancora delle distanze tra la domanda e l’offerta.

La holding della famiglia Benetton ha compiuto nelle ultime ore un passo di avvicinamento, aprendo alla vendita di quote di maggioranza, mentre fino a pochi giorni fa si diceva disposta a mettere sul piatto solo quote di minoranza. Attualmente detiene l’88% di Autostrade e dopo l’intervento di diluizione scenderebbe al di sotto del 50% (i Cinque stelle vorrebbero il 30%). Ma questa cessione di quote, per Atlantia, deve essere preceduta da alcuni passaggi fondamentali: la firma di un accordo sulle concessioni; il superamento del decreto Milleproroghe che ha provocato il declassamento di rating della società; alcuni mesi di due diligence. Solo poi, potranno mettere una fetta delle proprie quote sul mercato, in modo da riacquisire valore e non svendere il proprio patrimonio. In altre parole, come fanno sapere fonti di Atlantia, «non può trasformarsi in un’operazione di esproprio». Invece, sembra proprio questa la direzione che i Cinque stelle vorrebbero prendere. Non solo. Dai Benetton arriva anche un’altra precisazione: nella futura diluizione «potrebbero rientrare grandi gruppi privati, nazionali o internazionali». Insomma, da azienda quotata in borsa, l’operazione di aggregazione industriale potrebbe non portare automaticamente Cdp a prendere il controllo.

La strada che allontana dalla revoca, dunque, è ancora tortuosa, sebbene sia agevolata dal cambio di passo che è stato registrato tra la precedente gestione di Autostrade e quella attuale. Serviranno però «ancora alcuni giorni», fanno sapere da palazzo Chigi, per studiare il dossier. E soprattutto, per avvicinare le parti.

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