La Nuova Sardegna

Nuoro

Continua la battaglia di tutti i comitati contro l’inceneritore

di Tito Giuseppe Tola

Macomer, gli operai cercano il dialogo offrendo frutta Aresu: «Il commissario non può creare nuovi impianti»

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MACOMER. Qualcuno le ha mangiate, altri si sono tirati indietro disgustato quando Franco Cappai ha offerto le nespole cresciute nell’area recintata dell’inceneritore. Franco Cappai, operaio della Tossilo e segretario provinciale della Uil Trasporti, alla quale fa capo anche il settore igiene ambientale, era nell’impianto quando si è svolto il sit-in promosso dai coordinamento dei comitati sardi per l’ambiente nell’ambito della 2ª tappa di “Insieme in marcia per la nostra terra”. I temi legati al trattamento dei rifiuti nel sistema di smaltimento di Macomer li ha affrontati più tardi Mauro Aresu, del comitato Non Bruciamoci il Futuro, intervenendo al dibattito che si è svolto a Ottana al termine della marcia.

A Tossilo, nei cortili dell’inceneritore sono stati piantati fichi, nespoli e altri alberi da frutta. Questo è il tempo delle nespole e Franco Cappai, anche per stemperare la tensione, ha pensato di offrirne ai manifestanti che sostavano di fronte ai cancelli sbarrati. «Erano chiusi – dice il sindacalista – perché il sabato pomeriggio e nei giorni festivi non si fanno conferimenti e non per sbattere la porta in faccia a nessuno. Io e Giuseppe Nieddu siamo preposti alla sicurezza ed eravamo sul posto per evitare qualsiasi problema con gli altri operai che erano al lavoro». Per fare il punto della situazione e per discutere della riorganizzazione del lavoro, in settimana i sindacati di categoria incontreranno la Rsa.

I comitati che si battono per la chiusura dell’impianto e contro qualsiasi forma di incenerimento, intanto, vanno avanti. «Proponiamo un’alternativa – dice Mauro Aresu – è quella dei centri integrali di riciclo, che costano un quinto di quanto si andrà a spendere con cosiddetto il revamping e non necessitano di discariche». A Ottana ha spiegato le ragioni della battaglia. «Tra le incongruenze nelle scelte e nelle procedure, ancora in corso, per la realizzazione di un nuovo inceneritore a Tossilo – ha dettto –, la più scandalosa è la richiesta avanzata dal commissario liquidatore del Consorzio di Tossilo in scioglimento, di realizzare un nuovo inceneritore, senza averne alcuna legittimità e competenza, richiesta che si è tradotta nella scelta dello scenario di incenerimento più svantaggioso rispetto ai cinque proposti dal piano regionale dei rifiuti. Il piano prevede infatti che il servizio regionale integrato di gestione dei rifiuti venga affidato non a un commissario liquidatore di un consorzio, ma a un’unica autorità d’ambito, proprio per evitare interventi disorganici e incoerenti da parte di una pluralità di altri enti». La proposta alternativa riguarda il centro integrale del riciclo. Aresu ritiene che in Sardegna ne basterebbero sei. «Un centro di riciclo di medie dimensioni – dice – può trattare circa 120 mila tonnellate all’anno, il doppio dei rifiuti previsti nel nuovo inceneritore di Tossilo (60 mila t/anno) e non ha bisogno di discariche che invece sono essenziali per il sistema di incenerimento in quanto producono ceneri e scorie (considerati rifiuti pericolosi), nella misura di un terzo di ciò che bruciano». Il comitato darà battaglia nella fase di valutazione di impatto ambientale.

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