Orosei, negli alberghi sempre più stagisti e stagionali stranieri
Addio alla miscellanea di cadenze dialettali isolane Da alcuni anni questo sbocco occupazionale si sta riducendo
OROSEI. Diciamolo: di “identitario”, nelle grosse strutture turistiche ricettive sarde, ce n’è stato sempre poco. Le uniche enclave locali che le distinguevano dalle loro omologate gemelle sparse in tutto il Mondo le trovavi tra i lavoranti stagionali occupati nelle mansioni di basso-medio profilo: qualche dipendente alle reception (raramente in ruoli apicali), tra le donne alle camere, e nell’esercito di aiuto cuochi, lavapiatti e manutentori factotum. Ma al di là del livello delle mansioni, almeno i numeri dell’occupazione stagionale erano tutt’altro che trascurabili nella disastrata economia isolana. Da alcuni anni a questa parte però anche questo sbocco occupazionale sta scemando in maniera preoccupante a causa del sempre più diffuso impiego di stagisti o dell’irrompere delle agenzie di lavoro interinale che “appaltano” i grossi numeri del business del movimento degli stagionali. Così al posto della colorita miscellanea di cadenze dialettiche isolane, nelle cucine e nei vari settori del basso impiego alberghiero dominano le colorite espressioni del meridione d’Italia e nelle reception spiccano le fredde e glaciali occhiate di bionde e svettanti ragazze slave o baltiche regolarmente ingaggiate come stagiste a costo (quasi) zero. Che poi sappiano qualcosa della storia, delle tradizioni o delle bellezze naturalistiche del territorio che si estende al di là dei cancelli dei loro alberghi, è un optional di scarsissima rilevanza. Va detto che il fenomeno non è stato ne un fulmine a ciel sereno ne una subdola manovra portata a termine in maniera proditoria dai grossi imprenditori alberghieri isolani. Erano stati proprio alcuni di loro, già da diversi anni, a lanciare l’allarme sul risvolto negativo che la crisi globale del turismo e di quello isolano in modo peculiare rischiava di produrre nel campo occupazionale locale se il governo non fosse intervento in maniera strutturale sulla defiscalizzazione dei contratti stagionali. Questo non è accaduto, e l’ultima barriera “protezionistica” è crollata davanti agli impietosi costi di esercizio: un lavorante forestiero assunto tramite una agenzia di lavoro interinale costa al datore di lavoro esattamente le metà di uno stagionale locale. E pazienza se ha soffrirne è la professionalità del servizio.
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