Riparte la battaglia per il polo tessile
Macomer, i sindacati chiamano alla mobilitazione unitaria in vista della scadenza degli ammortizzatori sociali
MACOMER. I sindacati, ciascuno per conto proprio, hanno già tentato di promuovere iniziative di mobilitazione che non hanno però prodotto risultati. Di fronte al precipitare della situazione per lo scadere degli ammortizzatori sociali e per le incertezze che gravano sul futuro di diverse attività e servizi della zona, i sindacati hanno deciso di unire le forze e di chiamare alla mobilitazione gli ex lavoratori delle aziende chiuse del territorio. La grande battaglia unitaria prenderà il via con una serie di assemblee degli ex tessili, una categoria cancellata dalla chiusura degli stabilimenti Legler di Ottana, Macomer e Siniscola, della Queen di Macomer e di tante altre piccole aziende che operavano nel territorio provinciale. Le assemblee si terranno il 22 settembre alle ore 10 nelle ex caserme Mura di Macomer, il 24 sempre alle 10 nel salone di via Lussu a Ottana e il 25 alla stessa ora nell’aula consiliare del comune di Siniscola. I sindacati suonano le trombe della mobilitazione sollecitati dai lavoratori che chiedono di fare qualcosa prima che sia troppo tardi. Che sia già tardi lo si capisce dalle scadenze del 2015, quando tutti i tessili che lavoravano nelle aziende della provincia di Nuoro perderanno la mobilità ordinaria. «Per questo motivo – dicono i sindacati – è necessario avviare una grande mobilitazione ed è indispensabile che tutti intervengano o siano presenti alle assemblee durante le quali decideremo assieme le iniziative da intraprendere a sostegno della nuova vertenza». Il problema è che allo stato delle cose non ci sono soluzioni alternative al nulla nel quale verranno a trovarsi un migliaio di lavoratori che resteranno senza la copertura degli ammortizzatori sociali. La situazione è spiegata in una nota dei sindacati di categoria Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil. «La situazione del nostro territorio, già provato dalla chiusura delle grandi aziende tessili e chimiche – scrivono –, è destinata ad aggravarsi perché tra il 31 dicembre 2014 e il 30 giugno 2015 scadrà la mobilità ordinaria per tutti gli ex dipendenti Legler e Calzificio Queen. Per intenderci stiamo parlando di altre 800 persone che con le loro famiglie andranno ad aggiungersi al grande esercito di disperati. Purtroppo non siamo preparati ad affrontare questa nuova emergenza perché, ad oggi, non esiste una strategia politica capace di intercettarla. Occorre, pertanto, pensare con urgenza a nuove politiche attive per il lavoro e occupazionali per contrastare questa nuova ondata di disoccupazione che avrà effetti dirompenti».
I sindacati intendono chiedere alla Regione le stesse attenzioni riservate al altri territori, di estendere gli stessi privilegi fiscali alle aree industriali del centro Sardegna e di individuare e rendere disponibili risorse per stimolare l’arrivo di nuovi imprenditori e sostenere quelli rimasti. «È di vitale importanza per il nostro territorio – scrivono – creare nuovi posti di lavoro per rioccupare i lavoratori del tessile. Ma per ottenere qualcosa dobbiamo rilanciare con forza la vertenza del settore tessile della nostra provincia e possiamo farlo solo con una grande mobilitazione dei lavoratori e dell’intero territorio, a partire dai sindaci e gli amministratori dei paesi interessati».
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