La peste suina scomparirà entro 2 anni

Presentato il progetto di eradicazione del virus che da alcuni decenni sta penalizzando zootecnia ed economia sarde

NUORO. Regione, ministero, Commissione europea, allevatori e trasformatori pronti per andare alla guerra contro la peste suina africana. L’epidemia che condiziona la zootecnia sarda dal 1978. Il virus, per il quale non è stato isolato un vaccino, dovrebbe ormai avere non i giorni ma almeno gli anni contati per essere sconfitto. «Due anni» ha assicurato il veterinario spagnolo considerato il massimo esperto mondiale, docente universitario a Madrid, Josè Manuel Sànchez-Vizcaino, ingaggiato nell’unità di progetto che la Regione ha messo su per l’eradicazione della peste suina. Un esperto del settore per meriti acquisiti: ha guidato la lotta in Spagna (dopo 30 anni di contagio), Portogallo e Cile con altrettanti successi. Ieri era al tavolo dell’Isre insieme a tutti gli attori dell’intervento. A iniziare dall’assessore alla Sanità, Luigi Arru, che sulla sconfitta della peste suina sembra avere investito una buona fetta della sua azione del governo Pigliaru: «A giugno sono stato chiamato dal ministro della Salute, Lorenzin, che ci ha messo sotto accusa per l’incapacità di liberarci della malattia. Era dietro l’angolo il commissariamento, scongiurato solo con la promessa di un impegno a tutto campo». Azione per la quale la Regione ha messo come presupposto una legge, che stanzia finanze e soprattutto crea un’unità di esperti chiamati a governare il processo di bonifica nel territorio.

Il gruppo era a Nuoro, sotto la guida del responsabile Alessandro De Martini, direttore generale della Presidenza della Regione. Gli altri componenti sono espressione degli assessorati di Sanità, Agricoltura e Ambiente, e del Corpo forestale, oltre a Vizcaino, accompagnato dal prorettore dell’ateneo madridista, Joachim Goyache, l’assessore dell’Agricoltura, Elisabetta Falchi, e Alberto Laddomada, dirigente del settore Sanità e sicurezza alimentare della Commissione europea. I passaggi nodali sono costituiti dai controlli e sistemi di allevamento, non essendoci terapia farmacologica. Li illustra Gianni Salis, veterinario, capo di Gabinetto dell’assessorato della Sanità. La prassi sarà l’abbattimento dei capi infetti o a rischio e i limiti negli spostamenti degli animali, così come anche l’esportazione delle carni. Il brado è vietato, mentre si potrà optare per il semi-brado, anche se per il momento lo spazio utile si ferma ai 3 ettari. Gli indennizzi sono previsti ed entrano tra i capitoli del Psr, alla voce “benessere animale”, che così per la prima volta va a interessare anche l’allevamento suinicolo. Ne parla l’assessore Falchi, per chiarire anche che sono condizionati all’impegno di rispettare le regole del progetto.

Un traguardo che sta a cuore a tutti. La Sardegna è sotto esame. La perdita è grossa se solo si pensa che oggi l’80 per cento di carne suina viene importata. Se ne fanno interpreti (con l’assicurazione del loro contributo) il presidente regionale della Cia Martino Scano e della Coldiretti provinciale, Simone Cualbu. A fronte di una sofferenza zootecnica lunga 36 anni, quello attuale non sembra l’anno peggiore. Lo dice quel dato emerso anche ieri di un unico focolaio presente nell’isola, contro i 40 di un anno fa. Sul versante positivo 1000 aziende certificate (che garantiscono sui controlli e la sicurezza alimentare) e altre 7mila che con i nuovi provvedimenti della Regione dovrebbero conquistare la stessa etichetta di sanità.

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