Una casa per affrontare le emergenze

Alloggi popolari e nuove povertà, pubblicato il bando per garantire un pasto caldo e un tetto nei casi estremi

NUORO. Un alloggio dove accogliere per qualche giorno persone che si ritrovano da un giorno all’altro senza una casa o poveri in transito in città in cerca di fortuna. L’organizzazione dei 20 comuni del Plus nuorese (il piano locale unitario dei servizi alla persona) cerca di dare una risposta a questi casi di disagio, che diventano sempre più numerosi. Da alcuni giorni nel sito del Comune capoluogo, capofila nel distretto socio-sanitario, è pubblicato il bando per la gestione dell’intervento assistenziale che possa assicurare pasti caldi, oltre che un tetto. I destinatari dell’offerta sono associazioni ed enti non profit che già operano nel terzo settore, ossia quello del volontariato.

Devono avere la sede nel territorio. Il progetto ha una dotazione di 65mila euro, finanziati dalla Regione all’interno delle attività specialistiche di assistenza affidate alla gestione dei Plus. Il termine per presentare la domanda scade il 2 aprile. Il progetto è stato predisposto dall’ufficio di piano del Comune di Nuoro e approvato dalla Regione, dopo il passaggio nella conferenza dei sindaci del distretto.

Il presidente dell’organismo (e assessore comunale a Nuoro) Mario Angioi: «Si tratterà di approntare una struttura che metta a disposizione per qualche giorno un posto-letto a persone che per una qualche ragione non abbiano una casa dove riparare. Giusto il tempo per trovare un’altra soluzione. Niente di più e niente di stabile, devo dire, e questo perché mentre sono cresciute le esigenze e le richieste di aiuto, agli enti vengono a mancare le risorse economiche». Il progetto è arrivato alla seconda annualità. L’anno passato l’intervento ha consentito di potenziare il servizio delle mense per gli indigenti. In città i fondi sono andati ai volontari delle parrocchie delle Grazie e del Sacro Cuore, che per tutta la settimana garantiscono il pranzo a una quarantina di persone, con diversi nuoresi e alcuni cittadini extracomunitari. Lo stesso intervento anche a Dorgali, sempre su iniziativa di un gruppo ecclesiale. Interventi nel solco delle attività del Plus, partiti qualche anno fa per allargare la rete dell’assistenza domiciliare e del servizio educativo, già al centro della programmazione degli uffici dei servizi sociali dei Comuni. Una rete in Sardegna fatta di 25 strutture, sul cui funzionamento molti sono tuttavia i dubbi. La denuncia non prima di una decina di giorni fa durante il convegno della Cisl sulla sanità, con la critica netta del segretario regionale Ignazio Ganga: «Su 25 ne funzionano bene o male 7 o 8. La gran parte hanno fallito».

Tra i rilievi, emersi nel dibattito, il ridotto contributo economico da parte delle Asl, “partner” del piano stesso. Nel distretto nuorese si è chiusa l’anno passato la programmazione triennale 2012-2014, fatta sulla base delle linee guida impartite dall’assessorato regionale delle Politiche sociali e della Sanità. Dopodiché si va avanti con proroghe, anno dopo anno. Il finanziamento di competenza è stato nelle ultime annualità di un milione e 370 mila. Il piano viene curato dall’ufficio creato nel Comune di Nuoro, con l’apporto di sociologi e assistenti sociali, due dei quali comandati dalle amministrazioni civiche di Orune e Oniferi. Ancora il presidente Angioi: «L’impegno è di portare un aiuto nelle situazioni di maggior disagio, che sono quelle in cui vivono soprattutto gli anziani soli. L’altro fronte è quello dei ragazzi, per i quali sono previste attività di sostegno educativo: si tratta dell’anello debole della nostra società e, dunque, le prime vittime della crisi sociale e di quella più particolare della disgregazione delle famiglie».

Un problema quest’ultimo che dentro il Plus ha persuaso sindaci e professionisti ad andare verso l’altro progetto specialistico, “Pippi”, dal nome della ragazzina pel di carota e col viso lentigginoso protagonista del telefilm di qualche decennio addietro. L’intervento ha avuto il suo finanziamento da Regione e ministero delle Politiche sociali. Beneficiari i ragazzi destinati a finire negli istituti di assistenza, per i quali si crea un cordone di cure e attenzioni affinché continuino a vivere e crescere nel proprio ambiente. Un unico filone, dunque, dove ora si aggiunge il bando per il progetto di soccorso a chi è privo di dimora. Una condizione che è in certi casi è conseguenza della problematica delle separazioni familiari, dove sono aumentate le vittime o anche gli sconfitti, comprendendovi i “babbi”, spesso chiamati a lasciare la casa dove sono vissuti sino a quel momento. «Per queste persone avevamo pensato a un intervento strutturale, ma senza poter concretizzare ancora l’obiettivo, sempre per la carenza di risorse», aggiunge Mario Angioi. L’iniziativa in partenza è un abbozzo, «che ci potrà consentire di conoscere l’entità del fenomeno e i numeri per programmare le future azioni», conclude l’esponente della giunta Bianchi.

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