Attentato incendiario auto distrutta a Seuna

La Mini di una donna data alle fiamme tra via Nino di Gallura e vicolo del Pozzo Le fiamme lambiscono la facciata di un palazzo vicino: i danni sono gravi

NUORO. Il quartiere di Seuna si è svegliato nel cuore della notte con il crepitìo provocato dalle fiamme che hanno prima avvolto una Mini Cooper, e poi hanno finito con l’estendersi alla facciata di una palazzina, fortunatamente disabitata in questi giorni per l’assenza della proprietaria. È successo alle due di venerdì mattina, tra via Nino di Gallura e vicolo del Pozzo. L’auto incendiata è di proprietà di una donna polacca, ma viene utilizzata dal compagno, titolare del chiosco bar di viale della Solitudine.

Non ci sono dubbi sul fatto che si sia trattato di un attentato. Lo hanno accertato i Vigili del fuoco del Comando provinciale, avvisati dagli abitanti della zona, spaventati per il rumore provocato dagli pneumatici dell’auto e dai vetri della stessa Mini Cooper e della palazzina, andati in frantumi per il calore. Sul posto è arrivata anche la Squadra mobile del capoluogo.

Fortunatamente nessuno si è fatto male. Le fiamme sono state spente, ma i danni all’auto e alla facciata della palazzina, in vicolo del Pozzo 34, erano già stati fatti. La macchina è distrutta, gli infissi della casa ugualmente. La zona è stata messa in sicurezza. Ieri mattina, i Vigili e gli agenti della Mobile hanno compiuto dei sopralluoghi alla ricerca di tracce utili alle indagini. Nella strada ci sono anche alcune telecamere, e probabilmente proprio dagli occhi elettronici potrebbero arrivare elementi interessanti per identificare i responsabili.

Difficile contare infatti su testimonianze: a quell’ora nessuno era per strada, almeno nessuno si è fatto avanti per riferire di aver visto qualcosa.

Ma chi ha agito voleva mandare un messaggio inequivocabile. Per la donna? Per il suo compagno? Entrambi saranno ancora sentiti dagli inquirenti, che cercano di capire quali ragioni possano esserci dietro l’attentato. La macchina è intestata alla donna, ma in realtà ad usarla è l’uomo, e questo non è certamente sfuggito agli attentatori. Probabilmente i malviventi hanno atteso il momento più propizio per entrare in azione: il cuore della notte e quindi pochissime possibilità di essere visti da qualcuno, anche in considerazione delle condizioni particolarmente rigide della giornata che sicuramente non invogliavano a uscite notturne.

L’attentato incendiario rompe una tregua, sul fronte delle intimidazioni, che nel capoluogo reggeva da tempo.(si.se.)

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