«Torno alla vita dopo tre mesi di coma»

L’incidente a Pratosardo poi la lotta contro la morte. La storia di Enrico Poddie: i miei angeli lavorano al San Francesco

NUORO. «Improvvisamente il destino decide di mettersi in mezzo e di giocarmi un brutto scherzo: una foratura di un pneumatico posteriore, la strada che impazzisce, l’urto con il guardrail, lo scontro con un’altra auto e quelli che sono i pensieri e i sogni di un ragazzo di 30 anni subiscono un brusco stop». È la storia di Enrico Poddie, nuorese classe 1988, rimasto gravemente ferito la sera del 14 settembre scorso all’uscita della galleria di Pratosardo, direzione Olbia. Quella notte il giovane fu portato in codice rosso all’ospedale San Francesco, era in pessime condizioni ma dopo interminabili mesi di degenza si è salvato miracolosamente e ha deciso di raccontare la sua storia. «Era una calda sera di fine estate, l’ultimo viaggio giornaliero di un lavoro che con la bella stagione si fa sempre più intenso e frenetico – racconta Enrico –. Una bella auto tedesca e l’andatura sostenuta per permettere di poter portare a termine la consegna e finalmente riposare per prepararsi a una nuova giornata ma da quel km 52 il buio. I soccorsi sono immediati con i vigili del fuoco a estrarmi dalla carcassa dell’auto e il successivo trasferimento su un’ambulanza medicalizzata per accompagnarmi in pochi minuti al pronto soccorso».

«Da lì il trasferimento in Rianimazione. Qui i ricordi sono offuscati dal coma e dai medicinali, ma i racconti successivi dei familiari mi permettono di dipingere una settimana di dolori nella quale il filo della vita, messo in serio repentaglio dall’incidente, è stato tenuto ben saldo da uno staff di professionisti, che fanno di questo reparto un’eccellenza regionale, una sorta di scrigno che si concentra su un unico obiettivo: la salvaguardia della vita dei pazienti. Dopo una settimana, con il miglioramento delle condizioni di salute generale, c’è stato il trasferimento in Ortopedia. Questo reparto – continua il giovane – è stato sempre la vittima preferita delle critiche dei malpensanti. Come avviene sempre in questi casi la realtà vissuta in prima persona smentisce categoricamente le leggende ascoltate per anni: durante i tre mesi di ricovero c’è sempre stata la certezza di trovarsi in buone mani e di vedere ogni singolo giorno la luce della guarigione in un tunnel fatto di fratture e interventi per guarire un corpo con lesioni ossee bilaterali e traumi vari. Le normali preoccupazioni e i dolori che hanno caratterizzato il ricovero hanno trovato sollievo dalle mani di tutti gli addetti del reparto che ciclicamente si alternavano nell’assistenza e le prime medicine, quelle palliative, come buonumore e gentilezza del personale non sono mai mancate e hanno alleviato lo stress di una così lunga degenza. L’unica critica che si può rivolgere, è quella destinata alle sale di regia e di comando degli ospedali in merito alla carenza di personale che costringe dottori, infermieri, fisioterapisti, oss e addetti alla pulizia a turni di lavoro massacranti con corse da una stanza all’altra per non lasciare mai inattesi i bisogni dei pazienti. In un periodo in cui la sanità regionale è costantemente sotto attacchi e critiche, mi sembrava doveroso spezzare una lancia a suo favore e in particolar modo nei confronti dell’ospedale San Francesco. Un ospedale che è stato negli anni sempre vittima prescelta di tutte le invettive di una platea pronta ad ascoltare voci popolari alimentate da pochi avvenimenti purtroppo nefasti ma soprattutto da menzogne. Con la mia storia intendo rafforzare, se mai ce ne fosse bisogno, il senso di sicurezza e fiducia di chi si affida ai medici nuoresi». Enrico è un ragazzo miracolato a tutti gli effetti e non dimentica l’importanza della prevenzione stradale: «Questo racconto – conclude – mi sembrava doveroso per infondere più coscienza su chi guida affinché si rispettino regole e limiti ma anche per rendere il giusto merito a chi ogni giorno cerca di salvarci la vita e attenuare i nostri dolori».

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