Diabete e rischio demenze le frontiere della terapia

Esperti a confronto sulla correlazione tra iperglicemia e deficit della memoria La Assl partecipa al programma regionale sulla prescrizione dell’esercizio fisico

NUORO. «Nei pazienti diabetici è stata dimostrata una correlazione tra iperglicemia e deficit di memoria». Parole di Marco Songini, primario della diabetologia dell’ospedale Brotzu di Cagliari. Intervenuto insieme ad Alfonso Gigante, responsabile della diabetologia dell’ospedale San Francesco, al convegno “Le nuove frontiere per il diabete. I rischi per il cervello”, promosso dal Cedian in collaborazione con il Comune di Nuoro, e moderato dal giornalista Antonio Rojch, nell’auditorium della biblioteca Satta.

«Zucchero, insulina e cervello. Il diabete cerebrale: nuova forma di diabete di tipo 3?» è il titolo dell’intervento fatto da Songini. «L’insulino-resistenza cronica – ha sottolineato il primario del Brotzu – sembra influenzare significativamente la cognizione e aumentare il rischio di demenza. Attualmente, nuovi studi collegano l’insulina al disturbo cognitivo del cervello, correlazione così forte che alcuni ricercatori definiscono il morbo di Alzheimer il nuovo diabete di tipo 3, sia il morbo di Alzheimer sia il diabete insorgono asintomaticamente anni prima dei sintomi clinici. Per quanto riguarda gli studi sulle possibili terapie si è osservato che alcuni sintomi della demenza senile possono essere sconfitti da uno spray insulinico somministrato per via intranasale. Le condizioni croniche come demenza senile e Alzheimer potrebbero essere suscettibili all’intervento mirato con farmaci antidiabetici insieme a un buon controllo della glicemia e a uno stile di vita appropriato». Antonio Rojch, nella sua introduzione, si è soffermato sulla particolare genetica dei sardi, considerata dagli scienziati come un fattore predisponente per le malattie autoimmuni, tra cui lo stesso diabete e la sclerosi multipla.

Il responsabile della diabetologia del San Francesco, Alfonso Gigante, ha parlato invece dell’attività fisica come terapia nel diabete: «Importanti studi clinici hanno confermato come l’esercizio fisico riduca il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nei soggetti predisposti – ha spiegato –. Abbiamo delle evidenze scientifiche forti che una persona fisicamente attiva ha il colesterolo, la glicemia e la pressione arteriosa più bassi; la circonferenza della sua vita è minore ed ha meno probabilità di avere un infarto del cuore e di morire per attacchi cardiaci o ictus cerebrale. La Diabetologia dell’area Assl Nuoro ha partecipato al programma formativo sulla promozione e prescrizione dell’esercizio fisico promosso dalla Regione. Alla base del progetto c’è la convinzione che essendo l’esercizio fisico un “farmaco”, questo vada prescritto in modo adeguato e somministrato da un’equipe che comprenda varie figure, compresi gli specialisti in scienze motorie. Così dell’esercizio fisico prescriveremo il tipo, la durata, l’intensità e la frequenza in sicurezza e sotto il controllo di professionisti formati». Al convegno sono intervenuti anche il sindaco Andrea Soddu, Anna Firinu dell’associazione nazionale atleti diabetici e Giovanni Marinosci del Cedian.

WsStaticBoxes

Necrologie

WsStaticBoxes