«Le barriere della Chiesa ostacolano la mia fede»

Drammatico appello di una disabile di Nuoro da anni in lotta per il diritto all’autonomia. «Caro Francesco, in questa città mancano anche gli scivoli di accesso»

NUORO. «Caro Papa Francesco, mi appello a te perché nella mia città mi è stato negato il diritto di poter andare in chiesa quando e come voglio». La denuncia arriva da Gonaria Congiu, nota disabile nuorese costretta a vivere da anni su una sedia a rotelle, che qualche giorno fa ha deciso di scrivere una lettera al Pontefice per mettere in luce le difficoltà che le persone diversamente abili hanno per poter mettere in pratica la propria fede. «Sono qui per chiedere il suo aiuto dopo anni di attese e promesse mai mantenute anche da parte di chi dovrebbe essere al fianco dei più deboli, i sacerdoti – scrive la disabile –. Purtroppo in tutte le chiese della mia città non mi è permesso di entrare liberamente perché in ciascuna di esse sono presenti numerose barriere che ostacolano la mia autonomia».

Nata negli anni ’40, quando la poliomielite uccideva e paralizzava più di mezzo milione di persone, a ottanta anni, tutti passati su una sedia a rotelle, Gonaria non si stanca di far valere i propri diritti nella sua eterna lotta contro le odiate barriere architettoniche. Una accusa che si aggiunge alle numerose battaglie intraprese dalla tenace donna, che fin dalla tenera età ha dovuto fare i conti con le numerose difficoltà che un disabile è costretto giornalmente a vivere a causa della scarsa attenzione nei confronti delle disabilità. Macina chilometri lungo le impervie vie cittadine a bordo della sua fedele e instancabile carrozzina elettrica che per lei rappresenta la libertà più assoluta. E nonostante gli svariati incidenti di cui è stata spesso vittima ancora oggi impavida prosegue la sua vita in totale autonomia. Una indipendenza che difende con le unghie e con i denti, anche a costo di inimicarsi politici e religiosi.

«Ho più volte esposto il mio problema a numerosi sacerdoti e altrettante suore della città, spiegando quanto è importante per un disabile poter entrare liberamente e senza difficoltà in chiesa e ritagliasi un momento di riflessione, di conforto e fratellanza – spiega Gonaria Congiu nella lunga lettera a Papa Francesco –. Purtroppo le mie preghiere non sono mai state ascoltate, forse perché considerate come marginali o di poco conto».

Una Chiesa sorda e afona, così la definisce la stessa Gonaria, che più volte ha mostrato il lato meno misericordioso di fronte ai più deboli, anche nei casi in cui sarebbe bastato un piccolo scivolo di qualche centimetro.

«Speravo di poter trovare comprensione e amore nella casa del Signore, nel luogo dove si professa l’accoglienza, l’amore, la speranza e l’altruismo, ma ciò che ho trovato Illustrissimo Padre è una Chiesa sorda e afona che ha dimostrato disinteresse e superficialità verso chi per sua sfortuna è obbligato a barcamenarsi ogni giorno tra umiliazioni e difficoltà». La lunga marcia verso l’abbattimento delle barriere architettoniche in una città che ogni giorno la fa sentire una diversa arriva fino alle porte del Vaticano, dove Gonaria Congiu, attraverso una lettera chiede al Pontefice più attenzione verso i disabili. «Mi appello dunque alla sua grande misericordia affinché venga data la possibilità alle migliaia di persone con disabilità motoria e di poter pregare liberamente e senza impedimenti, consentendo quindi a tutti di poter trovare un momento di raccoglimento personale o semplicemente l’opportunità di poter ammirare le bellezze racchiuse nei santuari della nostra bella terra».

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