I murales raccontano la vita e i personaggi di paese

Da Ussassai a Jerzu sino a Gairo e Talana, si diffonde l’opera dell’artista Antonio Aregoni

USSASSAI. Celebrare l’Ogliastra. È il singolare gioco artistico che Antonio Aregoni ha ideato per omaggiare quel capolavoro in cui gli è toccato di vivere. L’artista jerzese affida alle superfici levigate dei borghi ogliastrini pennellate e sfumature, con quel tratto inconfondibile che esprime la sua forza creatrice esplosiva.

Da Ussassai a Gairo Taquisara, passando per Gairo Sant’Elena, arrivando a Talana, proseguendo per Ilbono. Aregoni e i suoi murales sono un tutt’uno che si scinde in molteplici piani visivi dove niente è lasciato al caso, dove la banalità non trova casa, dove ogni tocco è pensato, rivisto, studiato perché il messaggio arrivi forte e immediato agli occhi che lo percepiscono e perché ognuno, in quelle immagini, possa ritrovarsi.

«Quando mi affidano un murale – racconta l’artista – devo studiare l’idea per poter realizzare qualcosa che vada incontro agli impulsi, alle idee, ai desideri della comunità che mi ospita. Devo concretizzare quella quotidianità che si fa storia, nei volti della gente, nei loro modi di fare, nei luoghi che abitano. Il concetto di appartenenza diventa fondamentale. Le idee si uniscono alle immagini come in un film».

Da Ussassai – dove ha realizzato il murale più grande della Sardegna, oltre 120 metri di estensione – a Taquisara, è il Trenino Verde l’attrattore e il simbolo, croce e delizia, dei borghi dell’interno raccontati dai grandi della letteratura. A Gairo Sant’Elena è invece il concetto di “benvenuto” a trovare espressione in un bianco e nero che sa di vita vissuta e ricordo svelato: «Nel 1962 – spiega Aregoni – la grande fotografa tedesca Marianne Sin-Pfältzer a bordo di una vecchia Volvo, girando a lungo per la Sardegna arrivò in Ogliastra, fermandosi a Jerzu, Ulassai, Osini e Gairo. Qui fotografò due bambini, piedi scalzi e vestiti sgualciti: uno oggi ha 62 anni, l’altro 52. Scrisse in questa foto il “benvenuto a Gairo”. Io conobbi la Sin-Pfältzer e utilizzai questa foto: oggi sono questi due bambini diventati adulti ad accogliere chi arriva qui». Sul murale, anche l’ottava di Bruno Agus, il poeta estemporaneo. E poi, in luoghi strategici, anche l’eterno binomio mare-montagna, con Perda Liana andando verso Lanusei e la baia di Su Sirboni scendendo verso la piana di Cardedu. A Talana, l’articolazione del telaio verticale di sei metri per quattro, che sotto i piedi sapienti della vecchia tessitrice realizza “sa frassada”, l’antica coperta locale, in un mix di colori unici, sta venendo alla luce in questi giorni. Poi sarà la volta di Ilbono, dove il profumo e l’ebrezza del mirto saranno i protagonisti di unaa nuova storia.

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