Cento anni di miniere, amore e poesia

Macomer, il primo secolo di vita di tiu Antiogu Cadeddu e il suo legame con Sindia

MACOMER. A chi lo interroga sull’età che intende raggiungere, risponde sornione: «Mi piacerebbe arrivare ai duecento anni almeno! Anche perché vorrei aggiungere altre cose a quelle che ho già fatto». E di cose, nel suo primo secolo di vita, tiu Antiogu Cadeddu ne ha fatto, e visto, davvero tante. Nato a Sindia il 30 luglio 1920, primo di cinque figli, tre femmine e due maschi, con il padre minatore nell’Iglesiente e la madre scomparsa quando lui aveva solo 12 anni, fin da giovanissimo si è dovuto rimboccare le maniche e lavorare senza pausa. Nel 1939 lo scoppio della guerra lo ha portato prima a Torino, poi in Tunisia e in Algeria. Catturato dagli inglesi e deportato oltre Manica, è rimasto prigioniero di guerra per ben tre anni, senza più dare notizie di sè. Facile immaginare la sorpresa e la gioia dei familiari nel rivederlo ritornare a casa sano e salvo. «Fu considerato un miracolo – dice tiu Antiogu –. Nel 1946 andammo in pellegrinaggio a Sedilo per ringraziare San Costantino». Sposatosi con la compaesana Antonina Piu, venuta a mancare 14 anni fa, Antioco Cadeddu si è trasferito nella vicina Macomer alla fine degli anni ’40, senza mai recidere il legame con Sindia, di cui conserva ancora la parlata e tanti ricordi. Minatore, custode di cantieri, giardiniere nei palazzi Bastogi, ha sempre vissuto nel rione di Coronas dove, in piena espansione urbanistica, si occupava di sbancare le aree rocciose e risanarle dalle mine. Artificiere provetto, tiu Cadeddu esplodeva “sos coetes” durante le feste paesane, mentre in occasione delle processioni e dei funerali dei soci portava con orgoglio le bandiere di Sant’Antonio da Padova e di San Francesco, di cui è stato presidente fino al raggiungimento dei 90 anni.

Altra grande passione, la campagna: «Ancora oggi in televisione guardo le trasmissioni che parlano di agricoltura. Peccato non poter più andare a coltivare fave e piselli nella zona di Funtana ’e Cannone, ed occuparmi della vigna! Ma il tempo è causa di tutto e tutto modifica». Da qualche anno tiu Antiogu si è trasferito a casa della figlia Maria, nel rione residenziale sviluppatosi attorno alla chiesetta dedicata alla Vergine. Attorno a lui una famiglia numerosa e coesa, composta da altri due figli, Filomena e Salvatore, sei nipoti e sei pronipoti, alcuni dei quali lo scrutano curiosi mentre parla a bassa voce, con una serenità fuori dal comune. Quella di un uomo semplice e buono, che congeda l’ospite evocando alcuni versi di Barore Sassu, uno dei suoi poeti preferiti.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes