Il caseificio Lacesa di Bortigali alla conquista del mercato

Una delle realtà economiche più importanti dell’isola con 500 soci e 17 milioni di fatturato

BORTIGALI. L’obiettivo è ambizioso ma, numeri alla mano, non certo velleitario. La Lacesa, una delle realtà economiche più importanti della Sardegna centro occidentale, tra le prime 150 a livello regionale, punta ad un ulteriore salto di qualità per consolidare la propria posizione in un mercato non semplice, e molto concorrenziale, come quello dei formaggi. Rientra in quest’ottica la creazione di un ufficio commerciale affidato a Valeriano Pintus, cagliaritano con lunga esperienza nel settore alimentare alle spalle che illustra i cambiamenti introdotti nell’ultimo anno. «Abbiamo modificato le etichette, dando un vestito nuovo ai prodotti ed incrementato la produzione di alcuni di essi, ad esempio la mozzarella vaccina, per meglio rispondere alle richieste dei consumatori, i cui comportamenti mutano con estrema rapidità. Basti pensare a quanto successo durante la pandemia, che ha temporaneamente spostato le vendite dallo spaccio alla grande distribuzione e posto in evidenza la crescente rilevanza dei prodotti a servizio, tra i quali, in particolare, i prodotti sottovuoto. Una novità su cui puntiamo molto – continua Pintus – è il Montanaru, pecorino ottenuto dalla trasformazione del latte di capi allevati ad oltre 600 metri d'altitudine, ed accompagnato da un ottimo riscontro, soprattutto nel Lazio. In generale, la nostra politica guarda sempre di più alla qualità del prodotto, garantita da un latte proveniente esclusivamente da allevamenti estensivi, perfettamente tracciabile e ricco di betacarotene».



Pietro Piras, allevatore di Bortigali, è alla guida della Lacesa da otto anni. A lui il compito di tracciare il bilancio di una realtà nata, nella formulazione attuale, nel 1968, ma che può vantare l’esperienza di una prima cooperativa costituitasi a Bortigali nel 1907 per volontà di un gruppo di allevatori decisi a contrastare l’egemonia degli industriali caseari insediati a Macomer già alla fine dell’800.

«Abbiamo oggi 500 soci e 55 dipendenti – dice Piras – ogni anno lavoriamo 12 milioni di latte ovino, 4 milioni di latte vaccino, e quantità minori, ma in costante crescita, di latte caprino; il fatturato è di circa 17 milioni di euro. Contiamo, inoltre, su una quarantina di referenze e su relazioni commerciali in diverse parti del mondo, in particolare negli Stati Uniti, il mercato principale del pecorino romano. A febbraio, prima della pandemia, siamo stati presenti al Winter Fancy Food di San Francisco e siamo riusciti a chiudere importanti commesse con la Germania». Il presidente Piras tiene a sottolineare altri due dati. Il primo è storico. «Nel marzo 1982 siamo stati i primi in Sardegna ad ottenere il marchio di pecorino a denominazione controllata». Il secondo è economico. «Negli ultimi 8 anni il latte ovino è stato pagato in media 1 euro al litro, quello vaccino a 48/50 centesimi, numeri davvero soddisfacenti». Ma, come detto, la Lacesa non si ferma e, a partire già dalle prossime settimane, potrà fare affidamento su un nuovo spazio di 1000 metri quadri, corredato da moderni impianti e macchinari all'avanguardia, destinato alla trasformazione del latte vaccino. «In questo modo il processo produttivo si articolerà su linee autonome e diventerà ancora più razionale ed efficiente – commenta Pietro Piras –. Il mercato è sempre più esigente e non vogliamo farci trovare impreparati».

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