L’imprenditore abruzzese voleva rilevare l’aeroporto

Tertenia, contatti con l’Aliarbatax prima del sequestro del “Babai village resort” Antonio Gentile si era detto pronto a investire 10 milioni per il rilancio della pista 

TERTENIA. Quando nel 2018 si era presentato nella sede del Consorzio industriale d’Ogliastra, l’imprenditore Antonio Gentile aveva fatto palpitare il cuore di tutti quelli ogliastrini che ancora spera(va)no nella riapertura dell’aeroporto di Tortolì-Arbatax. Alla guida del suo Afg group ltd, società di diritto inglese dal nome altisonante ma di fatto simile alle nostre società a responsabilità limitata, il 63enne era pronto a rilevare le quote dell’AliArbatax. Allora, l’amministratrice della Afg group, sciolta nel maggio del 2019, altri non era che Luisella Corda, avvocata e consigliera comunale di Iglesias in quota Riformatori, finita con l’imprenditore abruzzese e altre sette persone nel registro degli indagati della Procura di Perugia per reati tributari ma anche per riciclaggio e auto riciclaggio con l’aggravante dell’associazione a delinquere. Ben prima che le Procure, perugina in un primo momento e ogliastrina poi, rivolgessero lo sguardo sugli affari di Gentile e Corda, affari ritenuti poco puliti tanto da indurre il gip di Lanusei, Francesco Alterio, a sequestrare l’esclusivo complesso turistico “Babai village resort” realizzato dall’imprenditore di Montesilvano nella marina di Tertenia, il duo aveva imbastito con i vertici dell’ente consortile una trattativa per l’acquisto della società proprietaria dello scalo aeroportuale in liquidazione.

In diverse occasioni la società inglese aveva espresso la volontà di acquisire l’80 per cento delle quote dell’Aliarbatax al costo di 3,7 milioni di euro e di accollarsi i debiti. Non solo: verbalmente l’imprenditore abruzzese si era detto pronto ad investire 10 milioni per il rilancio della pista. Alle parole però non erano seguiti i fatti. E tutto si era risolto con un nulla di fatto. L’aeroporto ogliastrino, dopo otto lunghi anni di inattività, è ancora chiuso. Nessuno si è mai fatto avanti per rilevarne la proprietà e anche il bando per la gestione, pubblicatori recente dall’ente di via Baccasara, rischia di risolversi con un altro nulla di fatto. Ma alla luce delle indagini della Guardia di finanza e dei provvedimenti della magistratura sono davvero in pochi a rimpiangere la mancata chiusura della trattativa con la società dello spregiudicato imprenditore di Montesilvano. Tanto controverso da essere finito in altre occasioni in un’ala di giustizia della sua regione con accuse pesanti, da bancarotta fraudolenta a frode fiscale. Se l’Ogliastra sia diventata una terra per reinvestire soldi derivanti da operazioni illecite sarà poi la magistratura ad accertarlo. Episodi simili dovrebbero, tuttavia far riflettere. E indurre chi amministra questo territorio a passare ai raggi X i “benefattori”, o presunti tali, pronti a mettere mano al portafogli con modalità non proprio limpide. Da salvatore della patria a faccendiere spregiudicato, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, il passo è breve.

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